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L’autismo e il rimando in senso heideggeriano.Problematiche.

L’autismo gioca soprattutto sull’orientamento ovvero sulla poca emozionalità ma comunque su una emozionalità sottaciuta, implicita, nascosta e poco comunicata per via forse della sua immoralità e che agisce come un impedimento per l’orientamento a seconda delle fattispecie e del grado dell’autismo ma comunque esso gioca su questi due poli, il transfert e l’orientamento e quindi su una esaltazione necessaria ed eventuale della razionalità e del simbolismo quali anche sinonimi di freddezza ma anche come via di fuga in relazione allo stato emotivo il quale può essere in realtà senza fuga ovvero fuga da esso come condizione in cui la razionalità è la risposta anche in forma ossessiva e ciò fino alla ribellione allo stato emotivo che ha una relazione con la nutrizione ma soprattutto con la barra del desiderio che riguarda il desiderio di incesto e che rappresenta una ulteriore relazione evolutiva e eventualmente degenerativa dell’autismo stesso. Un ragazzo autistico religiosamente sembra come quasi chiuso in una cella o avvertente un pericolo di isolamento implicito nei suoi automatismi che porta alla aggressività del grembo come cella e come contenitore e tale situazione è equiparabile a due risvolti l’uno positivo e l’altro negativo dal punto di vista religioso fermo restando l’odio autistico per la forma ossia per il grembo quale contenitore e per la natualezza del rapporto amoroso della generazione. Il suo orientamento varia a seconda della distanza che non è solo emotiva ma anche razionale,lucida e fredda ed in tale angolo esso è rinchiuso in un automatismo che è desiderio di annullamento di altro. In tale aspetto funzionale si coglie la degenerazione autistica rispetto cui giunge attraverso la relazione con il suo essere emotivo alla decostruzione e alla distruzione eventuale della sua attitudine razionale che da eccellente diviene biasimevole e depauperata anche secondo aspetti energetici o dell’uso di aspetti energetici ovvero si giunge al criterio del suo isolamento volontario o meno in ulteriori principi di forma o contenimento rivoltosi quale può anche conseguire alla necessità della relazione, fino alla forma della relazione e ad una attitudine costruttiva e decostruttiva che esso tende a rivolgere spesso verso di sè e verso gli altri come forma del transfert negativo. Solitamente tale patologia viene attribuita ad un trauma ed eventualmente è connessa ad un trauma ma non solo dal punto di vista dell’inconscio personale ma anche nel versante dell’inconscio collettivo che può essere analizzato solo se ivi si giunga operando però una forma di autodistruttivismo che traspare funzionalmente con l’aspetto degenerativo e rispetto cui come argine si pone o si ripropone la relazione con il proprio simile come forma dell’orientamento e come grado della propria qualificazione soggettiva degna di riconoscimento nel simile sofferente lo stesso o altro disturbo che lo avvicina e non lo avvicina quasi ad una forma di Cristo ma con l’espressione trauma dobbiamo porre una differenza tra contesto familiare e contesto relazionale dove il trauma opera, ossia operando lo stesso in entrambi i livelli e come abbiamo cercato di porre ed evidenziare. Se nel contesto familiare ciò deriva da una sorta di germinazione della follia a volte ovvero da un aspetto insano della relazione che può avvenire anche sul piano della percezione genetica come sicuramente ciò avviene nell’inconscio collettivo descritto da Karl Gustav Jung a partire da individui apparentemente sani nei loro aspetti razionali e prassici ed in tal caso ho parlato anche della collocazione religiosa di tale patologia che sembra quasi aver paura di una condanna simile all’essere incastrati in una cella o in una forma da cui derivano i desideri di annientamento di forma o cella, fattore che dall’angolazione visibile si coglie nel disturbo di orientamento, nel fattore ossessivo e nel ripiegamento successivo della razionalità come forma , come parola e come simbolo su cui comunque e come detto agiscono o agiranno i fattori emozionali od anche i fattori degenerativi in relazione ai riguardi implicanti il discorso su forma e sua assenza e continua presenza. Parlo di questa patologia in ottica religiosa e psicologica. Proseguendo l’orientamento involge notevoli fattori ed in un certo senso il vissuto di colpa quale fattore soggettivo, relazionale di fuga o di reiterazione della fuga tranne gli aspetti di simile e dissimile, e l’orientamento involge i fattori collettivi e genetici per via non solo funzionale ma soprattutto funzionale se nel senso temporale come sua condanna sociale e come suo specchio. Il bambino autistico sviluppa capacità ideative per via dei suoi problemi che sono molteplici dal punto di vista dell’ orientamento e ciò riguarda anche l’aspetto sia religioso come colpa sia prassico e necessariamente conseguente all’aspetto religioso di colpa ma paradossalmente non l’aspetto ideativo dal punto di vista simbolico di negazione della parola ed anche se questo è vero parzialmente e può presumersi come possibilità che giunge fino a quando l’aspetto emotivo non travolge l’aspetto ideativo in un ottica che non è solo funzionale ma anche strutturale e strutturale-funzionale ciò perchè l’autismo parte sempre da un aspetto visibile di malfunzionamento cerebrale anche se a volte solo a livello funzionale o di orientamento. Il fattore dell’orientamento è suggerito in particolare dal tipo di movimento dell’autistico solo alcune volte basato sulla ripetizione dell’atto ovvero sull’atto meccanico ma in evoluzione schematica espansiva o restrittiva come sua possibilità di cura ed involgente in tale evoluzione ulteriori caratteristiche presenti in quasi tutte le patologie e in particolare nella schizofrenia. Ma il problema non è solo di calibro o di attitudine soggettiva tra prassia ed ideazione ma anche ideativo nella relazione di emozione e sublimazione ed ideazione e colpa e sola ideazione. La ideazione può svolgersi e ciò cela quello che può essere un problema organico o funzionale di fuga istintiva dell’autistico stesso ma in tale discorso deve sempre tenersi presente che l’autismo presenta ulteriori problematiche ovvero rifiuta la parola e si sposta sul simbolico a livello di ideativo come reiterazione dell’annientamento della forma, ciò involge l’aspetto ideatorio ela ideazione stessa ovvero anche per esempio spostandosi sulla pratica dei linguaggi di programmazione come un film televisivo ha evidenziato ma ciò fino a quando l’aspetto degenerativo evolve se nel caso organico o funzionale. Rispetto a tale problema il bambino autistico si pone in un ottica di relazione con il simile come fuga comune e associata ma anche come desiderio di cura o di perpetrazione della colpa. Il problema è in realtà che nel simbolico e nel rifiuto religioso della parola l’autistico trova rifugio o per via della strumentalizzazione del suo trauma o per via religiosa esclusivamente o in modo evidente o in modo poco evidente ma comunque sapendo della possibilità di rifugiarsi nel simbolico come aspetto semplice e complesso e l’aspetto simbolico involge la questione della forma e della assenza di forma come amorfismo che determina anche la degenerazione del problema autistico giungendo così agli aspetti distruttivi ed autodistruttivi come reciproci nelle relazione mentre quella della relazione alla forma è un altro carattere anche religioso dell’autistico involgente aspetti religiosi di negazione della forma e dunque eventualmente dell’essere che segna il passaggio agli aspetti schizofrenici o meglio schizoidi, e poi collettivi e non solo personali fino anche alla possibilità della presenza di aspetti catatonici di autoannientamento e annientamento come ambivalenza. Ma il simbolico a volte viene barrato e a tale livello ad operare di nuovo è la barra del desiderio e da ciò la relazione alla catatonia ed eventualmente all’autolesionismo o meglio all’automatismo come regressione che è l’aspetto che involge l’autismo dal punto di vista motorio e di orientamento primitivo e primordiale secondo la età evolutiva dovendo valutare il rapporto in ciò di ideazione e prassia, e la esplicitazione nella ideazione del problema prassico aderendo anche alle relazioni elaborate da Piaget tra prassia e ideazione. Dunque l’autistico ha differenti ordini di problemi relazionali legati al costrutto del rifugio dal trauma regolato ulteriormente dalla barra del desiderio. La barra del desiderio religiosamente può avere o meno una relazione non all’astensione, alla continenza, ma al desiderio stesso come avidità e usurpazione. Dunque il problema dell’orientamento è legato alla barra del desiderio ed alla sua assenza come perversione in senso freudiano che persiste o diviene assente in taluni casi ovvero ciò dipende dalla relazione soggettiva al desiderio e alla sua frustrazione o alla sua accettazione secondo un progresso-regresso storico. La accettazione non costituisce un rinforzo o una utilità, ovvero assecondare ogni aspetto di una follia autistica che può presentarsi più o meno normale può essere deleterio o rafforzativo e comunque rafforzativo di una forma di follia ossia di perdita della saggezza. L’autismo spesso è degenerativo a dati gradi del suo sviluppo. Il rifugio nel simbolico secondo teoria si radica nel rifiuto del sociale e della forma ovvero nel rifiuto della forma e per conseguenza del sociale come forma ed è a volte rafforzato o consciamente o inconsciamente. Consciamente a scopo di utilizzazione o conoscenza ovvero tale scopo conscio determina ulteriori sviluppi che incidono sulla relazione come categoria. Se tale accettazione conscia ed anche inconscia viene assecondata non viene comunque meno il rifiuto della parola in taluni casi particolarmente degenerativi. Sappiamo tramite Freud che il funzionale può divenire strutturale. Dunque in tale angolazione la barra del desiderio come la accettazione del desiderio sono fattori che influiscono sull’orientamento e sul rifiuto della parola anche secondo una temporalità che nella patologia come si sa opera differentemente.

Domenico Petrilli 09-03-1974