
La lussuria è il più complicato dei vizi forse anche quello più ambito e tendente a celarsi dal versante della perversione ovvero dal vertere e dalla direzione, e dunque il pervertere ha una relazione con la via e con il luogo con lo spazio come ideale e con l’orientamento anche ideativo fino a giungere alla posizione e all’orientamento della parola come definizione e punto cardinale come universale che Socrate racchiude nella etica e nel bene in sè . Celarsi perchè? . Quale artefice di un certo orientamento del desiderio e capacità di direzionare la pulsione sessuale desiderativa e non desiderativa come ama et odi come amore e negazione dell’amore come sadismo e fuga da sè ovvero una posizione che può divenire e diviene attrazione o attrattivo ovvero un vizio che si muove secondo la logica del serpente, delle origini del concepire nel peccato e nelle sue ragioni altrettanto celate e condannate, e tale dinamica è rappresentativa anche del narrato contenuto in Totem e Tabù di Freud come condanna del padre come complesso di Edipo come desiderio della fanciulla per il padre e come odio simmetrico e speculare del figlio verso il padre. Seppure tendo a seguire una certa teosofia devo necessariamente parlarvi della esaltazione in conoscenza archetipica di sole figure maschili come orientamento anche della torà e quali aventi e dotati di un orientamento e una data posizione a livello della comprensione di se ma anche di quella dei luoghi ideativi o immaginativi come ricorrenza atavica della figura come relazione della guerra con l’amore e l’odio, con la suddivisione di guerra difensiva e guerra , e ciò anche nelle relazioni all’altro di un campo soggettivo che ha una relazione con l’atavico e il collettivo junghiano, come ricercato dalla tora e custodito nelle discipline orientali, come riscatto dell’Oriente ovvero luoghi che sono orientati nell’ottica del riconoscimento della facoltà orientativa spettante al solo uomo forse anche in trasmissione genetica ovvero anche come custode e protettore della donna, l’uomo in generale e storicamente quale cacciatore nelle foreste dotato di un orientamento maggiore della donna, fattore attivante dal punto di vista del collettivo, del ruolo e del kharma in relazione al dharma ma anche in un eventuale posizione di annullamento della figura femminile, di un annullamento necessario del suo potere, di una riduzione e di una negazione di tale potere che riduce la donna alla sottomissione, una forma della coscienza desiderata dalla donna, una esclusione di essa dal potere che instilla una dialettica immaginaria ammaliante una proiezione delle sue perversioni nella figlia e un suo desiderio di potenza nel figlio, quasi una lotta del figlio con il padre per il possesso della donna ad un livello storico, o un desiderio recondito per il potere fallico e sessuale sfrenato, fattori che chi ha approccio al collettivo detiene ed è detentore anche del potere dicevamo di orientare e di orientamento secondo topiche che possono essere condivisibili o meno ovvero un soggetto qualunque che ha accesso alla conoscenza archetipica secondo una visione che si discosta sia da Freud che da Lacan deve adottare un orientamento differente anche nella sua realizzazione e cura. Lacan si relaziona al soggetto e afferma sono il fallo in rapporto all’uomo da lui sottomesso secondo logica che può rientrare nella visione freudiana e nell’ essere desiderato dalla donna e ciò in una dialettica di cura , ovvero patologica ossia è come se afferma io sono il fallo identificatevi a me dinamica perversa e differente dalla identificazione al Messia, non comunicabile e che domina larga parte degli orientamenti attuali della psicoanalisi nell’ottica della cura come amore e della sottomissione come supremazia e potere, potere dunque sulla donna e sull’uomo sottomesso nel suo bisogno e dunque utilizzando la conservazione e tutt’al più la nutrizione come mezzo per schiacciare i pazienti. E Lacan pratica sesso con le pazienti criticando la ortodossia freudiana come Jung ma la dinamica di Jung è quella che ammette il suo sbaglio mentre Lacan pretende di discostarsi completamente da Freud creando nella sua visione della psicoterapia un affermazione delirante ma forse normale nel tempo in cui si trova collocato definito e posizionato e considerando la follia della psicoterapia come cura e possibilità di cura il suo slegarsi dai dettami freudiani la cui condotta al contrario fu integerrima. Bisogna considerare l’adesione di Freud al nazismo la sua condanna successiva e la sua fuga connessa all’abbandono della cattedra di Heidegger e l’aiuto somministrato da Jung. L’essere il fallo implica l’accettare la morte o non accettarla secondo linea ebraica e freudiana ovvero accettare il transfert negativo ma praticando un orientamento che deve prediligere un approccio sia maschile che femminile e ciò mostra un uso della conoscenza in modo turpe, una autoesaltazione altrettanto turpe e una collocazione in una data congiuntura storica che non è quella attuale ovvero il peggioramento nel corso della storia della relazione uomo e donna, la frequente esposizione agli sguardi al transfert alla perdita della via possono giustificare una affermazione del genere senza una pratica esibita ed annunciata in tal modo anche perchè tale condotta va ad elidere la relazione paziente e terapeuta la cui risposta è amo i miei pazienti tanto è che si dovrebbe dire Lacan dovrebbe essere condannato come Socrate e quello che rimarco è che si tratta di tempi che corrono rimarcando anche che quella che Lacan propone è una forma di prostituzione alla conoscenza. Jung si dimostra abbastanza ortodosso nella scelta delle figure archetipiche coniate in maschile, e forse per un possibile esame di psicoterapia del profondo che riguarda la figura maschile rinunciando all’analisi degli aspetti femminili tranne che riguardo la funzione sentimentale o emotiva e rinunciando all’inconscio personale per andare oltre rispetto Freud e serrare un recinto del suo terreno di studi forse mistici ma comunque ortodossi religiosi curativi e semplici e la storia e la sua vita dimostrano in suo favore le sue delucidazioni relativamente alla psiche. Lacan afferma di studiare il transfert ma sfrutta un aspetto proprio della psicologia a fini turpi sapendo delle dinamiche dell’inconscio personale e prostituendo tale aspetto al suo desiderio di sapere onde affermare un potere che egli ha come istituzione o come possibile cura sottoponendo la stessa le sue affermazioni il suo modo il suo dire seminario e scuola alla logica della prostituzione e del suo essere stendardo segnando l’iter della psicoterapia nel tempo a livello storico da cui fuoriesce la sua prostituzione al denaro e al potere, la sua corruzione, la sua attualità confermata dall’amore che si ha per Lacan per l’adorazione che si nutre delle sue parole costruite ad enigma ad imitazione di Nietzsche ad una levatura che Socrate condannerebbe come costruzione sofista e sofisticata, complessa e non semplice ed ad essi si abbeverano come modello della cura ricercando o potere e riconoscimento o lussuria o entrambi in modo istituzionale e decadente rispetto alla consistenza culturale comunque di Lacan, al suo introiettare e mietere consensi e sublimare fino alla opposizione tra la semplicità di Socrate e di Cristo che parla per parabole, in semplicità ma con una sovrastruttura culturale non esistente come oggi da smontare come fattore della perversione e delle insinuazioni di situazione di potere diabolico rispetto all’enigma , alla falla o al buco che è un enigma della prostituzione al denaro alla donna al potere e allo scire che si pensa di avere creando dentro di se un opposizione di bene e male da prete quale fu, da consapevole abbandono del suo ordinamento sociale per prostituirsi sia al denaro sia alla parola che ha un dritto e un rovescio simile alla storia e alla vita di Salomone reiterata in un immaginario eterno ritorno di Eliseo nella affermazione del vano scire e del vago sapere, quasi un incentivo dell’ignavia e del non vi è niente da fare e dell’epicure accontentarsi ma Lacan con i suoi testi afferma da un lato di non capire come Nietzsche dall’altro che ha nella sua ottica potere e monopolio del sapere e facendo ciò che faceva in una esaltazione folle di se e lucida derivante dagli onori e riconoscimenti che raccoglie identificandosi ed è questa la realtà alla costruzione del fallo al voler essere il fallo e non essere ucciso che si risolve in una critica a Freud altrettanto delirante dato che se si pone la dialettica discepolo maestro o paziente dottore si deve ricorrere necessariamente alla dottrina socratica e freudiana come junghiana e in ciò consiste la scissione della sua scuola e quanto affermo svela il carattere di una distorsione di un peggioramento della dottrina psicoanalitica cui molti aspirano anelano senza saper leggere ciò che un testo espone e ciò che un testo confessa sia rispetto alla storia della società umana sia a livello personale. E’ un rimanere imbrigliati e un cadere nella falla è un rimanere allo specchio è un ritorno alla reiterazione dell’incesto miscelata con la prostituzione con l’orgia al proprio ideale infernale sia a livello dei pazienti che a livello dei suoi colleghi sapendo che quella è la sua confessione quello è il suo voler sapere, il suo travalicare limiti un desiderare la madre come proprio specchio come proprio desiderio come propria confessione ma nella logica del concepire in peccato e tale è la aderenza ai suoi testi comunque utili ma ad una sua analisi ad un suo studio onde curare una follia maggiore di Nietzsche che lui sceglie pretendendo di essere curato anche lui da Freud, la sua triste affermazione inconscia, il suo transfert negativo, la sua confessione, il voler essere curato come Nietzsche come proiezione curato anche da Jung il suo essere dichiarato non all’altezza.
Domenico Petrilli 22-05-2026