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I due volti della catatonia. L’oggetto come ricordo e l’oggetto quale oggetto materiale. Relazione e decorso e Soggettività del Tempo.

Principi della conoscenza dell’interno e dell’esterno: ” L’induzione deve essere presa in considerazione rispetto al configurarsi e all’operare della rimozione. La materia ostacola dunque la affermazione e lo svolgimento di tale attività razionale pura che deve essere rinviata al tempo della vita dopo la morte, e che noi analizziamo senza possibilità di rilevare contraddizione nella tesi della spazialità delle idee che rimandano a concezioni platoniche e socratiche nella modalità di concepire il rapporto dualistico materia e spirito e che nascondono forti propensioni psichiatriche. Si ricordino le affermazioni sul corpo inteso come una prigione dell’anima che ritornano nella elaborazione del mito delle caverne e della morte del cigno platonici. Da altro punto di vista sembra che la dualità contraddistingua e connoti la esistenza nel senso che la coscienza pone la dualità nel contatto ,e nella relazione. Il rapporto percettivo è sempre duale, e forse addirittura plurimo come insegnano Leibnitz, Russell e Sartre come il meccanismo di induzione nella sensazione materialistica che esclude le altre,
ovvero specificando ora questo secondo una meccanica che può dirigere anche il rivolgimento della vista come insegna Sartre con il principio di ricerca di qualcosa e di esclusione del differente dal ricercato mentre la induzione cerebrale ovvero la fissazione nella percezione della materia, od anche quel desiderio racchiuso nella traccia mnesica, eventualmente, escludono il resto, per godimento, per apprendere l’oggetto e tale esclusione svela il potere limitativo della fissazione, anche dell’ossessivo, l’ingorgo, in modo simile a quanto avviene utilmente nell’uso dei sensi, limitando alla materia della percezione o per lo meno alla idea della materia della percezione, il conflitto materialismo-trascendenza, il quale è pericolosissimo, la catatonia.”

L’alterco della relazione della induzione avviene con la pulsione di morte che avvicina il soggetto agli istinti di aggressività che possono essere esteriorizzati o interiorizzati o utilizzati in modo funzionale di spostamento trattandosi sia di interiorizzazione che di esteriorizzazione che si colgono nella dialettica transfert ed assenza di transfert ovvero interiorizzazione ciò dato che tutte le pulsioni sono sublimabili trasformabili nella ulteriore dinamica della induzione a livello intacerebrale e intraassociativo ,una delle dinamiche proprie del cogito riflesso-riflettente che riguarda il processo associativo e in quanto governato dal principio di piacere ma anche di dolore. Tale dinamica riguarda gli spostamenti introversione-estroversione secondo un criterio orientativo che riguarda anche la associazione come spazialità ed ideazione e tale riduzione agli spostamenti di introversione-estroversione determina e non determina conflitto inconscio a seconda dei gradi di dipanamento delle rimozioni tenendo presente l’operativismo del principio di piacere nell’inconscio che riguarda l’essere fanciulli o ignoranti e la relazione di tale ignoranza con la perversione ovvero parlando ancora a riguardo della dinamica della conoscenza istintiva che è la risposta e il prodromo della cura di un Nietzsche che afferma la freddezza della conoscenza, il razionalismo e dunque la unità dell’Io penso fino alla costituzione solidificazione dell’Io morale. Evitando il dolore solitamente si evitano le costellazioni inconsce in modo analiticamente visibile e non visibile ma si evita anche la loro elaborazione tranne che l’auriga ovvero la coscienza in tal caso struttura in modo diverso la discesa e risalita di una conflittualità inconscia a livello superiore nel senso del ” a livello associativo”, il quale si deve distinguere in coperto e scoperto,ovvero, inconscio, conscio, subconscio e preconscio, che è l’unica adeguazione possibile ai principi di piacere e di dolore in quanto esistenti sia nel ricordo del trauma che è il trauma stesso come materialità e come idealità e ricordo ovvero come punto di ancoraggio e ciò dal punto di vista soggettivo avviene secondo un alterco che orienta lo spirito introverso nel concetto di freddezza della conoscenza e quindi anche di distanziamento o tentativo di distanziamento ma in tal caso riproponendosi lo schema del dolore se ne consente la assimilazione in un ottica di una perenne cura ed anche di un superamento della cura che parte proprio dal concetto di conoscenza istintiva e freddezza della conoscenza da un punto di vista orientativo e di riferimento e tutto ciò porta ad una sistemazione che riduce od estende l’inconscio, fattori ravvisabili nello spessore della capacità orientata nel senso della autoanalisi quale autocura, ed anche isolamento, e riflessione sia nel senso e nella direzione della relazione sociale quale necessaria in vista di un concetto di utilità astratto di un non collocato ma comunque concreto e relazionale basato sull’oggetto di scambio ovvero sull’ utilitarismo . Si può parlare così di strutturazione della soggettività in relazione ad una dialettica tra elementi sani e patologici nella grande mente che è il soggetto nella sua interazione al sociale e che può essere anche una interazione solispistica, idealistica e dunque proiettiva o contemplativa o catatonica , e ciò viene nella affermazione ed nella successiva interrogazione sulla esistenza dell’esterno, sulla sua importanza, e sulla importanza di ciò si trova un argine nella dinamica oggetto-oggetto e oggetto-soggetto ovvero nella identificazione al luogo come esprimente una immagine e una idea concettuale di tale immagine come congiunti e disgiunti dalla relazione come soggettiva anche in relazione all’idea dell’esterno e identificazione al luogo come orientamento di tale situazione solipsistica del soggetto sia quale sano sia quale patologico. Ciò deve essere detto in negazione ed in affermazione a favore dunque anche di un orientamento totalmente solipsistico od anche generalmente introverso dove occorre fare attenzione all’uso della proiezione anche quale illusione o resistenza e alla sua incidenza sul transfert, fattori che certamente presuppongono nel soggetto una certa freddezza della conoscenza nata da una elaborazione del dolore quale atto alla constellazione, e che mostrano un uso di tale constellazione calmo e legato alla emersione inconscia di figure archetipiche junghiane nel caso del soggetto non patologico ma anche che intervengono a seconda della età e ciò a conferma di una eventuale assenza di patologia nella ricerca dell’isolamento cui si oppone la ricerca propria del sapere che è sapere di non sapere, ovvero freddezza e inutilità del sapere tranne che per gli aspetti apparentemente o meno veridici. Detto ciò si dovrebbe propendere per tale tipo di relazione anche se questo atteggiamento o attitudine e predisposizione può essere accusata di egoismo e di rendere patologica la relazione curativa della società sull’uomo ovvero intendendo per società la società intesa a volte come associazione dei forti contro i deboli, e su ciò si basa tale capolgimento che è il capovolgimento del criterio orientativo di patologia e sua assenza spostato su altri termini secondo i caratteri di una lotta del singolo con il sociale e ciò sia in termini idealistici e solipsistici che in termini di relazione ad un sociale su cui la proiezione e la introiezione possono determinare l’orientamento di una consolidata sanità e solidità che si oppone al sociale e che lo contesta in una lotta impari tra inconscio collettivo, inconscio personale e cura della autoanalisi unitamente a ciò che Nietzsche ci consegna sulla conoscenza istintiva. Dunque si pongono nella guarigione e nel dipanamento delle rimozioni in quanto dolorose degli aspetti sia di dolore sia di conflitto anche con il circostante oggettivo e soggettivo, oggettivo nel senso di riguardante gli oggetti ed l’ animico ma anche i soggetti ovvero relazionale secondo relazionalità ideativa e relazionalità di condivisione del reale, ovvero secondo una relazione del soggetto alla ideazione che può divenire esso stesso ideazione, fattori che comunque tendono a solidificare correttamente ed eventualmente secondo prescritto ortodosso il ruolo di auriga ovvero la concettulità e il concettualismo della coscienza e della ragione che quale condottiero o conducente tende a risolvere e mediare il conflitto dell’essere quale soggetto e prossimo o simile al soggetto ovvero coscienza che tende a risolvere e mediare anche con il sociale quale sistema di relazioni che può venir negato dal soggetto stesso tranne il suo prolungamento ideativo, contemplativo e catatonico anche dato da una oggettità che diviene oggettità secondo la propensione soggettiva,secondo una finta libertà, conflitto che parimenti viene risolto con l’investimento del luogo e la relazione al luogo e ciò di nuovo non solo in ottica sana ma anche di rispetto del diritto del soggetto stesso ad esistere ed ad affermarsi circolarmente e relazionalmente fermo restando una relazione molteplice e duale alla base. In tale relazione o meglio relazione alla spazialità vicina alla elaborazione del concetto di relazione stesso che continuo a ripetere può essere solipsistica o meno tende a determinarsi al livello della propensione del soggetto ed a livello religioso e monoteistico una riduzione della relazione alla dualità della relazione, secondo il parallelo solitudine e ricerca interiore di tale situazione duale e ciò apre nuovamente a livello della regressione al principio di piacere ed al principio di dolore, alla eccitazione e alla inibizione ovvero a principi che è triadici in riferimento al sapere e al non sapere di tale relazione duale e religiosa quale incentrata sull’amore madre- infante secondo logica materiale e non ideativa, ovvero ideativa ma istitutiva di soggetti ,relazione che seppure molteplice anche quale impostata sulla solitudine come religiosa è diversa e ciò è vero sia al livello del personale che del collettivo dove i sentimenti di intrusione e di proiezione e di attribuzione animica derivano dal dogma e dalla sua veridicità soggettiva unitamente alla accettazione che deve avvenire della vanità dell’ atto riflessivo deputato a voler sapere se viviamo in una proiezione mistica che comunque segna un percorso ed una via congiuntamente al consolidamento della persona nell’assioma della freddezza della conoscenza in quanto relazionale e legata a piacere e dolore tenendo presente che si tratta di una antinomia a proposito dell’idealismo tranne il sapersi fatti di materia o plasmati da essa ma ricordando anche l’essere ad immagine, si tratta di un antinomia palese se non fosse per la dinamica elevata dalla prospettiva interrelazionale e mistico-religiosa e del grado di conoscenza e di relazione ad una relazione anche come amorfa e non amorfa in tale insoluta e insolvibile ricerca che come Freud intuì riguarda il soggetto con le sue idee, e la sua cultura e da cui la importanza del praticare lo studio e l’acculturamento di se ,che pone in tali aspetti progressivi e regressivi del tempo come soggettivo tale nuova relazione inconscio- rimozione- reale e suo superamento ,ed ancora e di nuovo che pone un ruolo di auriga della coscienza ,che è prettamente logico ed elaborativo , lavorativo ed introverso quale tipo psicologico definito da Jung privilegiato, cui si deve unire una identica o differente ripresa della relazioni quanta anche istitutive di soggetti quali forme di idee e relazione e immagini o spazialità, secondo gradiente e grado che derivano dalla libertà del paziente non più malato ma sano nel suo dialogo alla logica del pathos, del girare intorno al patio, o al patibolo, del tediarsi nel costrutto ideativo,e nella sua morte e forse fine, morte che forse deriva dall’essere finito e determinato il materiale e la materia del conoscere, tutto simile ad baratro o burrone che si apre tra solipsismo e relazione interpersonale, come argine e come compensazione, come sublimazione e diversa ripresa delle relazioni allo stesso tempo che derivano anche dalla relazione del paziente con il sociale, ovvero con segnante la persona una separazione e una demarcazione mistico-religiosa che può essere vista come un gioco interiore di forza su cui agisce la sua ricerca o meno della dualità e della riduzione della relazione alla dualità, ed anche non in senso opposto e dividente o demarcante , e ciò a seconda della freddezza del soggetto e del suo ruolo,soggetto il quale si esprime, per lo meno in taluni e forse fortuiti casi, nelle catene associative della logica come auriga della emozione e per tale via della inibizione ed della eccitazione che comunque recano una elaborazione della parola non coincidente o coincidente con l’invisibilità e invivibilità della emozione, quale estroversa o introversa e non mediata, quale istantanea singola di un trauma, o di una crescita, ovvero come realmente esistente e non esistente, quale ambigua e associata a più immagini secondo un interrogazione che apre alla differenza di un indice di patologia tra l’oggettivo e il soggettivo, ovvero l’oggettivo quale giudizio ed a volte usurpazione il quale ripete la via al paziente stesso della scelta per il mondo ideale come duale e non con gli aspetti di riduzione per il mondo reale, ossia reale simile alla dialettica della parola con la immagine ma riduzione cui non può giungere per essere ad immagine di Dio ossia fuori o dentro tale dualità anche come prolungamento soggettivo e proiezione nella necessità soggetto comunque costretto ad apprezzare il circostante anche come sociale ed anche come visione e soprattutto come lavorio. Ma se si tratta di livello della interrogazione mistico-religiosa gli aspetti sono simili e dissimili a quelli tra scienza e sapere interiore e non sapere, e sapere come cura propria necessaria ma anche del ruolo del sociale, quale aspetto privilegiato del prossimo o del vicino o del circostante e non solo in cui si tenta di evidenziare la portata ed il significato del transfert negativo ,quale strutturato ad un duplice livello ovvero a livello del contesto familiare e a livello del contesto sociale, ad un livello di isolamento salvifico ed ad un livello di relazione , scambio e lavoro. Tali passaggi portano anche come opzione la esclusione del familiare in ragione del sociale e non di ripetizione della sola dualità ma anche in ragione della sublimazione, su cui il sociale quale esistente incide o che la sublimazione determina come esistente e che viene deviato in attività e suo esercizio e costante laborio come identificativo di un introverso che secondo Freud e Jung è privilegiato come possibilità di guarigione rispetto cui si pongono in aggiunta le riflessioni junghiane che partono dalla introversione per giungere alla circolarità delle funzioni che non può avvenire però da un punto di vista esclusivamente temporale tranne una relazione di uso proprio ed improprio della circolarità delle funzioni. Dunque in tale disamina che è sia religiosa che psicologica, riguardante la immagine e l’essere plasmati di materia, oltre ad aver parlato della rimozione e del principio di piacere ci troviamo nelle oscillazioni di una polarità energetica che riguarda l’interno e l’esterno e le loro relazioni. Ma la circolarita delle funzioni e l’introversione sono fattori differenti in ordine alla guarigione da una antinomia insolvibile qui posta che è quella dell’essere immagini e che è quella della solitudine, del solipsismo e della non perdita della via attraverso la ricerca e la sottoposizione ad una Legge, un antinomia in cui il soggetto comunque cerca di spiegare il reale in un modo patologico,o vicino alla patologia per via della condivisione della oggettività che pone comunque una dermacazione dei gradi del sapere e del non sapere, ovvero in un modo patologico che può divenire evanescentemente assente ed in un modo soprattutto religioso una antinomia da sviluppare dunque non al solo livello logico ovvero non rifiutando la categoria relazionale ma accettando allo stesso tempo l’idealismo e il solipsismo a livello del controllo della proiezione e del transfert onde giungere alla verità anche quale cura che rimane soggettiva e in cui si assumono i rischi con ciò della patologia o il raggiungimento di verità pari alla verità scettica del reale quale esistente o meno, una verità nichilistica il cui predominare deriva dalla accettazione della dualità religiosa, o ancora reale quale solo scisso sia a livello sensistico sia a livello materiale ovvero la domanda se il reale esiste solo a livello logico nella sua relazione alla emozione e al suo vivificare un circostante ideativo e non secondo la associazione di idea- immagine- rappresentazione è e continua ad essere una domanda legittima che apre alla ulteriore relazione ad attivo e passivo e che apre alla relazione tra l’estremo della solitudine alla ricerca di una dualità e l’essere giudicati patologici secondo un giudizio comune. Cose che comunque avvicinano il proprio sè o parti del proprio sè alla patologia intesa etimologicamente come sofferenza del girare attorno al pathos o al patibolo come accusati e accusatori ovvero anche di girare intorno al costrutto ideativo e al patibolo del costrutto ideativo in forma ideologica secondo quanto prescritto da Aristotele ma nella prassi senza lo pneuma della assenza di relazione, con la scelta costretta o meno della solitudine e della relazione diadica come relazione fruttifera e veritiera.

Domenico Petrilli 09-03-1974

Cliccando sul link di sotto ti riserverai la possibilità di ulteriori disamine sulla questione dell’idealismo e del solipsismo:

I due volti della catatonia da Principi della conoscenza di interno ed esterno sulla rimozione.

L’induzione può essere di diversi tipi. Nello studio della induzione si ritrovano aspetti della pulsione di morte e aspetti di cui narra Jean Paul Sartre a livello psicologico nell’Essere e il Nulla nella dinamica riflesso-riflettente, ovvero vi si trova la atemporalità limite della pulsione di morte e la sublimazione ed il distanziamento da essa pulsione di morte ovvero il vivere per la morte di Heidegger ovvero il vivere della morte e il vivere nostro secondo il criterio della freddezza della conoscenza, della analisi e della conservazione. Essa, ovvero la pulsione di morte è regolata anche dai principi di piacere e dolore, ovvero può essere descritta come parassitaria o meno tale demarcazione ed è regolata dalla rimozione come dai principi di piacere e dolore che non sono paradossalmente principi opposti in ciò che si oppone o sostiene la rimozione stessa quale vicina alla percezione della morte se traumatica dal punto di vista conservativo. Un aspetto della induzione psicologica, che è anche fisiologica riguarda la dinamica propria di io riflesso e io riflettente, io morto e io vivo che è data anche dalla relazione patologica o meno al principio di piacere in cui l’opposto principio del dolore determina l’assoggettarsi del funzionamento psichico ad una meccanica che è quella passiva e attiva, di diritto e di dovere, anche religioso che conduce al relazionale o al solipsismo, ovvero alla estroversione o alla introversione.

Domenico Petrilli 09-03-1974