
Principi della conoscenza dell’interno e dell’esterno: “Tali sono lo spazio e il tempo. Il tempo può assumere una connotazione razionale ed è tale aspetto del tempo che induce a ritenere che esso sia una intuizione pura. La connotazione razionale del tempo si correla strettamente alla elaborazione razionale e soprattutto all’opera del diversificare e distinguere insiti nel ragionamento stesso. Da questa prospettiva il tempo assume una connotazione soggettiva e idealistica quale quella attribuitagli da Kant. Da altro punto di vista il tempo diviene necessario alla diversificazione e al movimento in quanto senza una dimensione temporale la diversificazione e il movimento non potrebbero svolgersi. Da ciò da un lato una connotazione oggettiva del tempo e dall’altro il suo delinearsi come intuizione pura nel gioco riflesso auto-riflesso di cui sopra si è parlato. Sul rapporto necessario spazio-tempo e sulla legge della relatività si potrebbe presupporre che senza il tempo la materia non esisterebbe anzi esisterebbe il nulla. Ma dal punto di vista soggettivo non possiamo determinare analiticamente una qualificazione del tempo come intuizione pura in quanto non sappiamo quanto la necessità temporale sia da attribuire alla diversificazione delle idee e quanto un fondamento della temporalità derivi dalla diversificazione delle idee stesse .”
Tra temporalità ed atemporalità come luogo dell’essere e come luogo della morte.

Se dunque espressa in tali termini la questione del tempo quale tempo ideativo si lega alla successione ideale delle idee e queste si legano all’istinto di conservazione il quale può essere leso da fattori traumatici o può essere condizionato dall’alternarsi edonistico di piacere e dolore secondo però una dialettica che involge un dialogo tra tempo quale soggettivo e tempo quale oggettivo rispetto cui si pone il tempo concretico come luogo di integrazione di soggettivo ed oggettivo ed ancora il soggetto come individuo risulta quale non risultante dal solo tempo ma anche dalla impressione e dalla identificazione istantanea del soggetto alla idea come tempo suo proprio o altrui ovvero alla immagine in ottica relazionale o solipsitico-idealistica o anche oggettuale nel senso della oggettività di immagine e oggetto materale. Tale aspetto riguarda anche la frammentazione e ricomposizione del tempo come dialettica.
Domenico Petrilli 09-03-1974
E’ ovvio che secondo la dialettica degli opposti elaborata da Hegel l’opposto al tempo è racchiuso nel concetto di tempo stesso quanto anche fosse un concetto del tempo inesistente. Solo in questi termini riusciamo a comprendere la a-temporalità dello psicotico e la sua utilità che si oppone al suo utilitarismo in un ottica dell’essere soggetti e strumenti e oggetti oltre che idee come soggetti, ovvero dell’essere liberi o schiavi con tutte le interrogazioni al riguardo da parte dell’analista e ciò per quanto riguarda la relazione di follia e religione. Ovvero tale a-temporalità riguarda invece e generalmente senza una necessaria connotazione patologica l’introverso e qualunque persona in generale in ragione della coincidenza o del coincidere ambientale ovvero non solo secondo l’operativismo della pulsione di morte ma anche della rimozione. Le connotazioni razionali o logiche del tempo si orientano secondo l’ idealismo sia con nesso che senza nesso nel soggetto come energia spirituale, e nelle conseguenti alla scelta di solipsismo che comporta spesso una riduzione energetica e una lotta ,ma oltre le connotazioni logiche,razionali, o della parola ,vi sono le connotazioni del linguaggio visivo o della immagine, ovvero la parola e la immagine consegnano situazioni differenti di nulla o a-temporalità, ovvero di essere e non essere, che si aprono e si possono toccare e verificare se considerate nella ottica della evoluzione o dello stato di eventuali patologie che si presentanto anche come forme della regressione in uno stato eventualmente a-temporale secondo classificazione generale dell’inconscio. Le connotazioni razionali dunque si orientano secondo tempo nel tempo maggiormente che la immagine e la sua evanescenza, ovvero le connotazioni razionali o della parola si orientano anche secondo riempimento del tempo e creazione del tempo a livello soggettivo e collateralmente secondo senso del tempo e disintegrazione-integrazione del tempo, ovvero tempo che riguarda anche soprattutto il sentire e il non sentire anche la idea come suo risultato e come tempo soggettivo, ma l’idea e il sentire riguardano anche il sentire l’oggettivo e il sentire il soggettivo in forma mediata a livello rappresentativo proprio della parola e della immagine ma in modo diverso e che segna il sentire con la mente e il razionalizzare la mente anche la visione, fino alla logica e alla relazione visione-soggetto-soggetto come legge dell’apparire oggettivo del soggetto per quanto soggetto o come legge della parvenza e ciò in chiave introversa secondo una temporalità anche del luogo orientata non solo dall’inanimismo o animismo del luogo come luogo della solitudine e dell’eremo e della sua paura, od anche della paura anche dell’altro ed anche del pulsionale proprio della morte tenendo presente che la temporalità del luogo orientata dal suo animismo determina un capovolgimento o orientamento della relazione del soggetto al luogo come luogo e agli oggetti come oggetti del luogo vicini ad una rappresentazione globale differente dal soggettivo-oggettivo o reale ed esclusivamente soggettiva che può porsi quale reale o razionale o razionalizzabile in aderenza alla solidità del principio di realtà e ciò anche secondo una identificazione-dissociazione del soggetto in quanto scisso in parola e visione e verità, ovvero tale ultima anche come oggettività e per tale via verità, e ciò riguarda una critica ed una analisi della verità sia della rappresentazione ed in quanto incidenti sulla rappresentazione sia del tempo sia del luogo che è foriera di ulteriori capovolgimenti e questioni , visioni queste che sono anche a favore del costruttivismo o della costruzione dell’ amorfo quale cella e ciò avviene negli aspetti dialogici e parzialmente relazionali nella dialettica nella di forma e sua assenza e continua e necessaria presenza per via soggettiva. Tale rappresentazione che dò si presenta così anche in quanto legata alla identificazione al luogo o meglio in verità alla solitudine come luogo della ridiscussione del vero ma anche come espressione differente dell’altrui soggettivo, altrui soggettivo anche in quanto vicinaoanche all’amorfo visivo dell’arte e materiale del plasmare e del non plasmare, e dunque secondo una sola prospettiva della vita e della morte in genere quali attivanti e quale passiva . Del plasmare anche come parziale verità e come verità, come verità nel piccolo o nell’angolare, luoghi dove ci si orienta o in parola o in emozione e ricordo presente-assente che rappresentano e partono sempre da una duplicità o da una dulità della relazione al luogo dell’eremita, del solitario, dell’estraneato, e dell’alienato, considerando inolte che la estraneazione può essere indotta sia dal digiuno spirituale sia da ulteriori cure dello spirito che forse venivano usate in forme particolari e storiche del misticismo mentre la alienazione coincide con il concetto della libertà non solo dunque della rotazione del lavoro ma dell’uguaglianza o della differenza ma concetto di libertà in quanto voluto e forse anelato e lavorato ovvero uno dei precetti imposto dalla cultura storica è religioso e l’altro è politico è pratico è pragmatico, e deve essere affiancato nel reale attua al precetto riguardante la conoscenza del peccato e della perdita della via, che può anche essere rappresentato come luogo di relazione al sacro e al profano ovvero allo pneuma che divide e distingue il soggetto dall’altro soggetto nella sua profondità e nell’uso dell’oggetto ed anche di se stesso come oggetto ,che differenzia il soggetto e che divide in due senza dividerla realmente una relazione di utensilità o utilitarismo o positivismo dell’oggetto rendendolo animico a volte in modo illusorio e ciò avviene nella relazione al luogo dell’eremita e del saggio secondo alcune leggi che esorbitano lo studio esaminato in queste parole o associazioni di parole e secondo una dialettica animica anche dell’essere posseduti da ciò che si possiede, ovvero dall’essere identificati e definiti dalla propria volizione differente dalla propria prassia a volte, dall’ essere definiti dalla propria proiezione, che corrisponde al proprio desiderio e alla propria paura. Il che è vero e si evidenzia solo a dati gradi dell’isolamento o eremetismo del soggetto ovvero partiamo dal proprio desiderio come anche dalla dialettica di attivo e passivo. La pulsione di morte agisce a tali due livelli e ciò anche con il definito e il definibile ed in tale oscillazione o sfasatura si inserisce di nuovo il desiderio e l’amorfo come una via da compiere e non compiere, ovvero la relazione del desiderio si lega sempre ad un giudizio sul definito come espressione o forma e sul definibile come desiderio ed anche come morte interrelato anche alle relazioni sociali o meno. Ciò riconduce nuovamente al digiuno come mezzo che educa il desiderio tra finito e infinito della pena come del premio ovvero che introduce al principio di dignità del piacere e suo accesso anche come definito in Elementi trascendenti la materialità e ciò riconduce alla scienza come parola e come dialogo e dialogica, ovvero logica dell’attraverso o logica dello strumento ovvero riconduce ad un approccio su nutrimento e sua assenza e su nutrimento spirituale e sua cura, rappresentazione scientifico-spirituale che si colloca tra desiderio, immagine, parola ed amorfo come luogo formato e non formato, definito e non definito anche dalla follia non come perdita della via ma come via sia dell’essere strumento sia dell’essere in un giudizio con se stessi tra desiderio e morte, tra morte e dileguazione della morte, tra animico e disamine e vita. Questi, la morte e il desiderio, come la morte del desiderio, sono due poli propri dell’ ortodossia freudiana e lacaniana che oscillano tra alienazione e cura ,tra alienazione e patologia, tra alienazione e dinamica della astensione dalla compartecipazione per via di una via che si calca o che si è costretti a calcare e che altri non calcano nè a livello di esperienza soggettivo-spirituale nè a livello di comprensione della distinzione soggetto e soggetto e soggetto e oggetto ,una via piena del desiderio come della sua assenza secondo una visione della vita e della morte assoggettate e interrelate che porta ad una dinamica di assenza di desiderio per “asfissia” desiderativa del sapere l’altro da sè e del non sapere se stessi ovvero dunque del cercare se stessi e del non sapere altro da sè, che sono due vie del luogo amorfo e della pulsione di morte, l’una introversa e l’altra estroversa, che sono due vie che segnano una plancia, dei piatti di una bilancia in cui l’altro appare anche come elemento di un animismo dell’impossibile e possibile inesistente-esistente il quale traspare diversamente come giudizio, sintesi ovvero come elemento della gabbia dell’esistente nella visione e nella presenza della stessa e non nella sua assenza che sottolinea e dimostra la importanza del processo di assenza in modo paradossale e simile a quanto diciamo sull’amorfo ed l’importanza del processo di estraneazione, come lotta impossibile ed inconscia necessariamente o a volte, ovvero come lotta, come detto, tra attivo e passivo nella dinamica della morte del desiderio come egoità e non altruismo ma anche come non accettazione dell’essere strumento e utilità eventualmente, elementi che sono due aspetti religiosi e paralleli. Tali oscillazioni del livello della soggettività dell’eremita e del solitario come parzialmente dell’introverso , il quale ultimo viene e non viene definito come folle sia da Freud che da Jung rappresantano poli di allerta e vigilanza per uno stato di presenza ed assenza come immagine ed evanescenza ma anche come immagine significativa nella parola e nel giudizio ovvero nella saggezza e nella sapienza e immagine significativa nella parola e nel giudizio non dell’esistente quale esistente come anche delle catene dell’esistente ma del possibile esistente fino all’impossibile che segna una demarcazione tra impossibilità- possibilità dell’esistente che è come una cella,un luogo e parzialmente un eremo, ma anche una introversione, una alienazione, una necessaria perdita della via come significativa e non significativa, ovvero come calcata e perciò incidente sulla visione e sulla sua presenza ed assenza che è una differenza rispetto alla costante presenza della parola quale umana e quale dialogica, ovvero anche come dialogo o compartecipazione differente e simile e parallela al desiderio ma differente dalla visione. Dunque la morte del desiderio conduce o al buco o alla cavità o alla cella come anche al luogo amorfo ma non solo amorfo ovvero a quello che è un’ impossibilmente esistente come catena, come catena incatenata e come prosecuzione di una catena che snodandosi diventa malleabile e palpabile, gestibile e ingestibile, ma eventualmente, ossia una dinamica differente rispetto alla logica della via della solitudine, del suo giudizio orientato tra desiderio e morte, tra desiderio e realtà, tra immagine e parola, ed ancora differente da tale luogo amorfo che è il luogo della cella e della sua custodia, la equiparazione alla cella ,lo studio della cella, e la suddivisione o distinzione di una via che ha della qualità in negativo ed in positivo, e che conduce ad un non ritorno da un punto spaziale se visivo e visuale che rimane ed è quello mentale, ovvero anche il luogo come inanimico e animico dove vi è una posizione e quella posizione non è dettata dal solo proprio tempo ma dalla dinamica del tempo e della scelta susseguente della via che determina apprensione di qualitas ed umori utili ad un uso della via come cammino e come epilogo, come storia,visione immagine e parola nella opposizione di determinismo ed indeterminismo, nella opposizione di libertà e schiavitù, nella opposizione di vita e di morte, nella opposizione di desiderio e di morte.
Domenico Petrilli 09-03-1974
