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La rappresentazione indiretta

La rappresentazione indiretta può essere un nascondere ed anche un non rivelare ovvero è uno dei mezzi di cui si serve la metodica della mediazione della mediazione la quale può essere vera o falsa ma comunque è una via difficile da seguire perchè soggettiva e la quale rappresentazione indiretta che deriva ma non è la mediazione della mediazione serve sia per distanziare e basta sia nel distanziare per non rivelare , è un baluardo e non è un baluardo , è un peso ed è una plancia secondo soggettività della colpa e secondo introvabile e irrapresentabile ovvero per nascondere e per proteggere un rappresentato e un rappresentabile senza proteggerlo ma per il gusto di proteggerlo come anche un irrapresentabile che appunto perchè irrapresentabile e non antropomorfo secondo la logica del visibile e del non visibile e con ciò riferendoci a date caratteristiche della non rappresentazione e dell’antropomorfismo come desiderio di vedere ciò che non possiamo vedere , un rappresentabile dunque che mediatamente ovvero per elargizione può essere anche sacro ma anche visibile e non visibile appunto perchè sacro e non solo, ovvero in quanto anche opposto al sacro e quella è l’intelligenza descritta in passi dall’apocalisse opposto al sacro pur essendo sacro ma secondo divisione ovvero secondo separazione del grano buono dal grano non buono ovvero secondo il costrutto del genio maligno di Renè Descartes e secondo una analisi che è quella cui ci limitiamo che nasconde la visione del sacro anche a se stessi, anche a noi stessi e anche agli altri secondo la dinamica della follia come dono e non come pena. La rappresentazione indiretta è un campo di analisi a livello del mentale e del logico e dell’immaginativo, ovvero del logico e dell’immaginativo che può essere impropriamente chiamato di analisi perchè non si tratta di analisi ma di cripta, di criptaggio, di non rivelazione al contrario di quello che si narra sulla interpretazione del termine apocalisse ovvero la rappresentazione indiretta vicina o distante è il metodo di cui può e non può avvalersi la mediazione della mediazione che è un ulteriore con ciò deviando da Hegel essendo tale ultima un universale rispetto al particolare o ad un mezzo che è quello proprio della rappresentazione indiretta che è un mezzo ultimo, di assedio, di resistenza ed anche non e che può essere un mezzo o meno ma per la applicazione della mediazione della mediazione che agisce come una via, come una città, come una architettura ovvero quale universale da generale a particolare secondo le leggi degli universali o con ciò riferendoci alla eidos di Platone o Socrate sapendo che nella mediazione hegeliana sono previste tesi, antitesi e sintesi, ovvero sono presenti distanze fra esse e dunque è presente come concetto non espresso la follia e dunque, come detto, è presente anche l’opposto come irrapresentabile, come visibilie e non visibile, come facente parte o meno, ovvero come separazione tra il facente parte e meno e tale opposto agisce a livello logico e immaginativo e serve allo stesso tempo come plancia e grado ma che comunque può essere e non essere logico e ciò fino alla assenza di logica e alla irrazionalità anche come amore e odio ovvero come strumento che blocca il tentativo di accedere a ciò che è mediato da tesi ed antitesi, da positivo e negativo, ovvero che cela e nasconde la sintesi anche come via, anche come verità e rivelazione ma cercata e non da cercare sintesi rispetto cui uno è costretto o non costretto a celare il cui oppositum nella dialettica della via come topos mentale è sempre la follia come dono e come sopportazione onde suddividere il sacro ed il profano, ma anche onde suddividee la volontà di violare e la sua stessa impossibilità secondo una logica che appartiene a possibile e impossibile, e a visibile e invisibile ovvero una logica più elevata , anche irrazionale rispetto la mediazione della mediazione e la rappresentazione indiretta il cui pericolo in bene e male può essere l’assaporare il male in ottica del bene ovvero un rispondere e un attenersi illegittimo e legittimo allo stesso tempo il quale può porsi anche come tentazione o via o topica mentale e questo è quanto rappresenta a questo livello la dinamica o la dialettica della follia come via ed assenza di via, come topica, come dono e come pena.

Domenico Petrilli 09/03/74