
Principi della conoscenza di interno ed esterno (2021): “La scissione dei dati mnemonici sembra invocare la ipotesi di semplicità della idea, la cui complessità deriverebbe dalla
associazione,che determinerebbe a livello organico tracce mnesiche permanenti ,che uniscono idea e qualità , e idea e idea, tesi, suffragazione o antitesi, sintesi in una accezione hegeliana comprendente dunque la quantità, ovvero il potere della cultura ad esempio che altro non è se non associazione, e sintesi sulla guarigione del folle, per enucleare un esempio di quantità relato alla sua potenzialità ideativa che si tramuta nella incidenza del fattore culturale sulla guarigione. Le determinazioni sulla psiche e la esistenza del mondo coincidono dunque con una successione numerica primitiva lineare , metaforicamente, sconvolta dal fatto che ogni parte dotata di capacità di movimento sembri idonea a creare molteplicità ,e successione numerica ideale, ragionando con il concetto di quantità, anche ideale, differente dalla qualità ideale, ovvero sintesi, dunque sistema della intelligenza-memoria rispetto cui non si trovano criteri soddisfacenti per la intelligenza. Insomma è ben possibile lo sgorgare della molteplicità da una diade , o altrove, che rappresenta la scissione dall’uno, e rispondente dunque alla sua volontà di esistenza e potenza. In questo paragone che assorbe in un’unica definizione materia e ragione, la attività
razionale sembra connotarsi paradossalmente irrazionalmente nella capacità di elaborazione degli oggetti , processo primario o primordiale, che si desume con la risposta alla statuizione sul perché nei bambini e nei folli l’inconscio agisce allo scoperto, ovvero una irrazionalità che si viene a definire in una successione numerica che sostanzializza e ordina la realtà. “

Tale classificazione di diade riguarda sia la relazione duale ovvero il dipendere dello scire in chiave religiosa che la costruzione e poi il funzionamento cerebrale rispetto cui in un caso si pone la scissione di istinto e ragione, e nell’altro quello di auriga e comportamento sempre istintivo ma a due livelli ovvero quello della relazione materiale e quello della relazione ideale. Si dice ad esempio che la conoscenza apre alla viziosità e al vizio e ciò è vero in relazione alla costruzione o alla costituzione soggettiva ed anche al fattore relazional-educativo o terapeutico.
La scelta della dualità contraddistingue inoltre la relazione dell’infante alla madre simile alla relazione duale religiosa o meno di cui abbiamo parlato e rispetto cui successivamente vi è il riconoscimento di una situazione triadica che si dice svilupperà le relazioni alla Legge anche come temporalità ambientale e particolare della legge stessa e che rappresenta metaforicamente anche e dunque la introduzione alle funzioni di auriga della ragione e la sua capacità di tenuta e di argine fino a divenire essa stessa logica della parola in contrapposizione o vicina alla logica della immagine e ciò secondo la dialettica del vero e della verità. Ciò è importante e ha una funzione nella logica del sentire con la mente il proprio desiderio come scisso o come confuso dallo stesso dilemma proprio del nutrimento e che si estende in merito a parola ed immagine, nell’un caso in modo attivo e secondo legge e non e nell’altro in modo passivo e di domanda ed ancora in quanto confuso dalla aggressività-necessità della aggressività e dal desiderio perverso e dalla sua necessità nella formazione dell’io razionale come auriga e giudicante se stesso come complesso. Questo si relaziona a introversione e cura e coglie le angolazioni ambientale e le giustificazioni di introversione e percezione dell’amorfo e sua esteriorizzazione che normalmente avviene con la dimostrazione della patologia ma anche con la esteriorizzazione della sola aggressività che primitivamente è legata secondo quanto Freud diceva al desiderio di uccidere il Padre in contrasto con la Legge e la funzione di auriga della coscienza che esprime da un lato la necessità del sapere e dall’altro sottolinea una forma ulteriore di conflittualità coincidente come detto con la patologia . Tutto questo si trasla anche secondo legge della relazione e passa dai caratteri duali o diadici di bisogno di nutrimento e di esclusione della triade rappresentata dalla introduzione del padre ed inclusione di una diade al posto di una triade che opera sia dal punto di vista erogeno-sessuale sia dal punto di vista religioso concepito come accudimento , fattore che come ipotetico ed immaginativo ha una funzione che struttura alcuni schemi maggiormente preconsci quali dotati di un certo automatismo legato alla fame, alla sete ,alla conservazione, fino alla perversione del valore e del comportamento ,rispetto cui l’infante evolverà anche in funzione della figura del padre che introduce la parola e la legge della parola spostando l’orientamento del bambino da un livello perverso determinato anche dalla fase erogena insita in una dialettica importantissima dell’ attivo e del passivo , del vivente e dell’inerte, dell’ inibizione e dell’ eccitazione propria anche del nutrimento ma anche della sessualità come della soddisfazione dell’istinto della fame che tende ad escludere il padre forse ma che lo include a livello di Ombra junghiana e di Persona sempre secondo archetipo junghiano od ancora in modo diverso in un preconscio che proviene dall’inconscio e che conduce di necessità da una triade materiale a una diade spirituale fondata sul principio di accudimento, una diade secondo legge e richiamata dalla evoluzione ed a volte ciò avviene su un piano di sublimazione pulsionale anche delle pulsioni di vita e di morte, e della pulsione parassitaria e passiva omosessuale e ciò a favore della instaurazione del comportamento mnemonico e della ragione quale auriga della parola e della distanza-vicinanza al sentire e all’immagine, secondo una elaborazione e uno sviluppo di immagini e parola che solo nel tempo educativo viene contenuto, elaborazione e sviluppo di immagini e parola che agisce anche ad un livello dell’orientamento quale eternamente e prosecutamente educativo in una delle forme della relazione o diadica o triadica, intesa come familiare, forma triadica che se esclusa può portare al concetto dello spiritualismo, dell’idealismo, non solo in senso cristiano ed in contrapposto al concetto del materialismo e della materialità, materialità che può essere o non essere accettata in ragione dei principi di dolore e di piacere quali intersoggettivi , oggetto di paura e orientativo-soggettivi ovvero condizionati dalla tempra del soggetto infante o meno, o anche solo introverso, ed ancora materia come negazione dell’essere e situazione familiare soprattutto diadica o triadica come affermazione dell’essere secondo un modo di incidere eventuale di entrambi gli aspetti formativo dell’infante ed evidente nel soggetto fino in tale situazione di disorientamento ed a seconda del disorientamente stesso al desiderio di comunicare che abbiamo chiamato pulsione a parlare o scarica motoria della faringe ovvero al desiderio di comunicare logicamente secondo legge ed auriga. Ciò equivale secondo epoca storica alla distinzione della parola dal grido, ma sono il grido e la differente funzione della parola fattori sempre legati all’istinto di fame e di sete e alle sue necessità come alla bestialità dell’uomo, alla sua voglia di supremazia e di considerarsi eletto nonostante le dialettiche della alienazione o della introversione che sono due processi diversi nelle relazioni di capitale e vizio quali soggettivi e non rappresentativi della legittimità ma del peccato e della pena. E’ l’istinto di fame e di sete che nella materialità e nella spiritualità conduce alla triade della Legge anche come istitutiva del premio e della pena, della forza e della capacità, la cui necessità e il cui sapere si riduce al sentire, ovvero si riduce estensivamente alla bestialità stessa dell’uomo e alla difficoltà esistenziale che tale concetto reca, ma conduce anche alla comunicazione e alla parola come dono e come possibilità di comunicazione, di pace e di riscatto ovvero che conduce ad una sorta di seconda fase evolutiva della genitalità sorta dalla erogeneità, e dalla sua rappresentazione immaginativa, fattore tale ultimo che pone una separazione del desiderio tra spiritualismo e materialismo fino alla concezione del materialismo come luogo dell’ideale e dell’ideativo, del contenuto e del contenente proprio dell’accudimento ovvero semplicemente ed anche dell’essere fatti di carne e materia in base ad una espressione legittima della legge religiosa come espressa dalla diade dell’accudimento fino alla triade come Legge, comunicazione e sublimazione della pulsione sessuale che porta alla elaborazione dei fattori di cui sopra. Nella patologia come nella sua assenza occorre trovare come l’ortodossia freudiana insegna un incrocio, o un crocevia, un traffico ed un ingorgo che proseguendo nella teoria dell’ inconscio collettivo segna una prosecuzione dell’interlocuto tra Freud e Jung con un misconoscimento o riconoscimento della ortodossia fino al livello che chiamo del porsi sublime e del mostruoso, della coscienza e dell’istinto come presente anche nelle bestie che necessariamente deve segnare una divisione e una separazione nella età evolutiva e nella età storica come incidenti e coincidenti con la possibilità di una scelta in cui l’inganno ulteriore viene giocato dalla equatio e dalla sperequazione tra materia e spirito, tra materia e sua necessità e fatalità fino al determinismo della volontà, tra materia ed apprezzamento della materia, tra materia e dono della vita, tra materia ed essere, essere che sceglie di porsi come soggetto degno di rispetto del creato ed anche come relazione conforme o non conforme al principio di dignità del piacere che pesa il soggetto e l’ accesso al piacere come avviene nella relazione di accudimento e nutrimento e ciò dunque non sulla base del sociale quale luogo evolutivo prossimo ma sulla base della dualità della relazione che da parola diventa comunione e spiritualità differente evolutivamente, che pensa la vita per quanto nel peccato concepita come un dono e che gioca necessariamente sulla rinuncia all’incesto ma anche sulla elaborazione del desiderio di incesto secondo la logica del nobile e del misero, del riprovevole, del sublime e del mostruoso la cui unica via di uscita è la rinuncia al desiderio o la barra al desiderio posta dalla legge ovvero tale è una equazione o una via che si pone tra desiderio del padre come forza e bisogno e della madre come nutrimento e come erogeneità non esclusivamente sessuale segnata dai modi dell’ abominevole, condannabile ed dell’ amore. Scindendo amore e desiderio si ottiene una via che solitamente al modo della possessione nel linguaggio comune ed attuale si presenta unita e ciò avviene in giustizia o legge ed elaborazione, ovvero giustizia logica e di nuovo legge e giustizia ideativo-dialettico- materialista di nuovo unita al mostruoso, una via che rappresenta una fase o un periodo o un momento che consente l’idea di amore come scissa da quella del desiderio ovvero amore come possibilità aperta che poi si sposta in desiderativo, ostativo al desiderativo, buco e barra del desiderio calcolando che nella irrazionalità dell’amore riviviamo la nostra concezione immaginativa anche di tale amore come per primo fornito in modo diretto dalla madre ed in modo mediato dal padre secondo una data logica di vicinanza e distanza che serve anche alla elaborazione ideativa. E’ in questa fase che si sviluppa un orientamento che è dato dallo sviluppo di orientamenti ulteriori, che è dato da una schiusura ed una apertura al mondo che è rappresentato come da una dialettica interiore ed esteriore di bene e di male ed è coincidente con uno sviluppo che porterà alla sublimazione sociale, o alla sublimazione dell’investimento stesso come patologico o meno rispetto alla duplicità diadica e generale dell’investimento ma come forma dell’accudimento fino al luogo che si apre tra il sentire con la mente introversa lo spiritualismo proprio o altrui ed oggettificarlo non nel senso di renderlo oggetto, che è una bestialità ma oggettivo fino a renderlo concretico a date condizioni ovvero ed ancora fino a vivere animisticamente gli oggetti per adorazione di colui che li ha creati senza interrogativo sulla ragione di ciò, fattori su cui agisce la dinamica delucidata altrove del piccolo e del grande, dinamica che si presenta anche come riproposizione della conservazione di sè, della paura e della legge che preserva il piccolo ed il grande ed il bestiale ma come istintivo e soggettivo ovvero come facente parte di noi anche ma obbediente alla logica di continenza e incontinenza come amore per la legge. Tali passaggi nella società attuale sono sviati ed usurpati ovvero la attitudine fortemente perversa del bambino e della bambina vengono utilizzati e deviati anche sfruttando il periodo di latenza il cui accesso è anche esso e per ciò stesso deviato e sfruttato anche nella forma della cura del sociale che non è la cura diadica dell’eremo e della solitudine ,della estraneazione e della alienazione che comunque determina una diversificazione soggettiva ed utile della struttura soggettiva la quale può essere deleteria se consegnata al sociale come sociale ma ciò avviene ovvero una diversificazione che protegge il sociale dal sociale nella forma dell’ isolamento e considerando oltre la latenza come periodo inconscio di elaborazione e giudizio e sua formazione ovvero come rimozione primaria dettata dalla necessità di separazione di conscio ed inconscio e preconscio,, considerando anche, dicevamo, la rimozione al piacere e la rimozione del dolore come forme del principio di dignità di accesso al piacere e loro assenza, come sublime , come mostruoso e come ricerca della motivazione della sua assenza in solitudine in una dualità della relazione che necessariamente sospinge ad una strutturazione non triadica ma sociale della relazione di necessità fino alla tesi del gruppo. La rimozione del piacere tende a strutturarsi maggiormente in relazione alla rimozione primaria propria della dualità e della diade quale vietata in alcuni aspetti e della triade che impone la rimozione stessa secondo il disposto della legge e secondo intuizione dei comandamenti ma solo nel caso non derivi dalla alta intensità del piacere e dalla sua focalizzazione in merito alla struttura e al plasmare il desiderio di incesto in altro o in un altrove ove la follia regna e la evoluzione di ciò fa parte del carattere, quale espressione del sublime e del mostruoso mentre inoltre il desiderio di incesto si associa al dolore per la conservazione e alla sua utilità storica e al dolore soggettivo e colpevole per la prosecuzione che ancora si lega all’impossibilità dell’esistenza del tempo come della sua inesistenza , processo che instaura una dialettica tra esistenza e inesistenza del tempo, ove ha posto la nostra concezione del luogo dell’amorfo e della cella ovvero questo è una delle forme del dolore del giudizio secondo scala diadica prima,triadica dopo e sociale ancora dopo essendo la struttura mentale del bambino orientata maggiormente al piacere anche perverso della relazione ma soprattutto come piacere del nutrimento e della conservazione che rinvia al Padre, al suo essere la Forza e la Protezione ed essendo comunque il tempo assoggettato al suo excursus ed al suo determinismo come tempo del soggetto e tempo della oggettività del soggetto nella oggettività stessa, ovvero ancora come materiale, ateo a dire di Nietzsche e come spirituale in una complessa dimensione orientativa che consente tuttavia spostamenti utili.
Domenico Petrilli 09-03-1974
