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Da Nietzsche alla volontà di potenza e al nichilismo.

Da Principi della conoscenza di interno ed esterno : “Tutto ciò si interseca e determina fino a creare una sintesi di ragione e sentimenti, che va in gran parte, e successivamente ,e parallelamente all’affiorare della coscienza, a costituire l’inconscio la cui atemporalità gli consente di collocarsi in qualsiasi temporalità o successione, e chissà perché per l’inconscio si coniò il termine di atemporale e successivamente vi fu la relatività, ovvero per chi è in grado di giungervi giungiamo all’essere e al Niente, ovvero anche al niente dell’essere , al nichilismo che Nietzsche dando una angolazione possibile predica nel dionisiaco, tenendo presente che il non essere necessita dell’essere per essere, e questo è il sadismo nietzschiano. Sulla possibilità dell’inconscio di sfociare in volontà di potenza, essendo la stessa nella definizione di Nietzsche soprattutto istintiva e dunque inconscia,  si ricordi che lo stesso Freud nella definizione di libido, che richiama comunque un forte connotato sessuale, rimarcava il ruolo svolto dall’istinto di conservazione la cui degenerazione favorisce quello sfociare dell’inconscio, ovvero del vietato e dell’indomabile dionisiaco,  nella volontà di potenza nietzschiana anche attraverso il godimento nichilistico dell’oggetto perché la potenza è tendenzialmente e non sempre distruttiva come ogni creazione , parlando del generale e non del particolare ,e precisando che tale è l’immagine di un pensiero che distrugge il concetto precedente per edificarne il nuovo, e per superarsi, quindi, occorre distruggere, e questo è il nichilismo nietzschiano, ovvero il conseguente al dionisiaco, al libidico, al contrario della civiltà, all’incesto, alla uccisione del padre e del corpo della madre. La realizzazione della volontà di potenza presuppone la identificazione della libido all’istinto di conservazio
ne, una variante della patologia, che favorirebbe la dissociazione operata dall’ideale dell’Io tra io effettivo e io ideali che determinerebbe il fluire dei movimenti libidici basati sul ricordo in primis del contatto, e poi della suzione in cui associazione di istinto di conservazione e della libido passiva del cibarsi e attiva del mungere la mammella  implica la prima formazione del processo volitivo in chiave utilitaristica, la teoria dell’egoismo e un prospetto di una analisi a Nietzsche mai avvenuta”

Leggere il nichilismo nei termini di cui sopra è tentare di porre una mediazione tra volontà di potenza, istinto e psicologia triadica e diadica a livello relazionale poi sublimata ed intendiamo diadica nel senso di spiritualista e triadica nel senso della espressione della Legge secondo una evoluzione-involuzione in Nietzsche di un piano totalmente ed assolutamente istintivo o istintuale dove tali passaggi equivalgono a superamento ma non nel senso della materialità del vizio e della virtù ma dell’idealismo come un continuum o una dialettica tra una diade ed una triade , tra una Legge e un suo superamento positivo e non negativo nell’essere della Legge stessa. E’ in ciò che si colgono le caratteristiche logiche e la relazione forsennata tra materialismo, ateismo e nichilismo ma secondo un dato modo di analizzare la capacità critica individuale innegiante il nichilismo come distruzione e non decostruttivismo il quale è dialettico.

I due volti della catatonia. La logica e la dinamica riflesso-riflettente e la scelta idealista (Parte Seconda)

Considero il nichilismo in relazione con l’amorfo e l’amorfo è una categoria della relazione alla diade esistente-inesistente che è speculare a vizio-virtù ovvero che è parimenti una conchiusura dell’essere che può essere vista come comunitaria o come singola in una divisione o in una distinzione di materialismo e idealismo e tra materialismo e idealismo della virtù e del vizio. Tale forma del pensiero come già quella di Nietzsche deriva da una visione quasi vedica ed orientale del modo di affrontare la via di un esame critico del reale. La via diritta è la via facile e forse quella della collettività, quella rispetto cui il marxismo pone il concetto di alienazione che ritorna nella concezione del denaro esposta, concezione del denaro funzionale e funzionante anche solo come idealità ed aspirazione, la via curva è la via difficile in una analisi che coglie la congiunzione e la disgiunzione della via stessa e se è di buone intenzioni è dipendente comunque dal corso della vita, dalla solidità e dalla metafora dell’albero o del letto del fiume. Il materialismo come analizzato lascia cogliere aspetti biologici di libertà nella sola analisi da cui si sviluppa la sintesi ovvero la mediazione dei concetti secondo un dato grado del conoscere e secondo un corso ed un excursus della vita e dico tutto ciò secondo una parabola o rivoluzione della via e una sua sostituzione o integrazione alla metafora dell’albero e alla sua solidità oltre che dei suoi aspetti nodosi e curvi, ovvero non metaforicamente il tutto in quanto riducibile al Soggetto, alla soggettività della colpa, e alla scelta imposta dell’egoismo e della egoita anche come ideale e lavoro sull’ideale. Il materialismo come abisso conduce necessariamente al nichilismo della assenza di analisi e sintesi ma ciò può essere visto anche come un punto di forza su un aspetto che Nietzsche analizza tra costruttivismo e decostruttivismo e per tale via si giunge ad una biologia che nega ed ad una che non nega per via della vita stessa e dell’insoluto sul suo perchè e parlo della nanotecnologia e della influenza della scienza sul percorso della via stessa, sulla scelta della egoità come forza o come imposizione. Ma il sospingersi nel materialismo richiama un abisso, richiama come Nietzsche stesso afferma dei mostri, e il mondo è dato da vetta e da abisso ovvero di cui non sappiamo ovvero sappiamo nella nostra angolazione idealisticamente o eticamente, fattori di cui la soluzione descrittiva, forse sintetica è il concetto di profondità. La profondità richiama sia lo spessore sia lo spiritualismo, sia la egoità sia la relazione ma solo l’idealismo si presenta come antitesi al materialismo e la vita diviene e torna ad essere come una via nella speranza non diventi una lungaggine ed anche una fatica ma comunque diviene anche per necessità descrittiva e temporale nel senso religioso e forse edonistico. Ciò deve essere analizzato nella personalità dell’eremita, del folle, dell’introverso e dell’alienato ovvero questa è una questione che riguarda l’idealismo della profondità che riguarda parimenti tutti tali soggetti e la loro stessa possibilità. Che poi viviamo immersi in caverne non conoscendo il vero mondo, o l’essenza, o la sostanza ma solo ciò che ci appare nel conflitto che si pone tra oggettivo e soggettivo, e oggettivo e non oggettivo è una questione che fu posta da Socrate e quanto detto riguarda la suddivisione o distinzione di materialismo e idealismo, di logica ideale o ideativa e di materialità come condizione cui l’essere umano può essere sottoposto essendo per Socrate secondo un corretto modo di procedere ipotetico e nell’ottica del non sapere, essendo il corpo stesso una prigione dello spirito e una sbarra al totale sviluppo ideale e alla partecipazione alla eidos.

Domenico Petrilli 09-03-1974