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Inconscio collettivo e io genetico o atavico.

L’inconscio collettivo è una denominazione che secondo formulazione junghiana viene collegata all’io atavico da Freud forse per il tramite o senza il tramite dell’io genetico che comunque è importante nella percezione dell’atavismo al di là della sua percezione e forse in tal senso Freud distingue io atavico e io genetico di cui l’io genetico contribuisce a suo dire alla formazione del Censore Morale e dunque io genetico e io atavico sono comunque in relazione e ciò secondo una estensione del sapere ovvero una assenza di tale estensione poichè per tale via l’io si lega alla concezione freudiana e junghiana del fallo come immagine e come ricostruzione mitologica ovvero come rappresentazione legata ad una mitologia che esprime anche il ritorno del fallo inteso non come pene ed inteso da Lacan in modo naturale o innaturale come potere, e ciò è importante da un punto di vista religioso sia con riguardo alla storia e al suo porsi sia con riguardo al Censore morale come formato in una competizione di io genetici e non atavici o anche atavici. Il fallo è da Lacan raffigurato esclusivamente come potere collocato nell’immaginario che include o esclude l’altro come specchio materiale e immaginario a seconda della percezione del potere stesso e della sua interrogazione e ciò include la analisi religiosa fino a giungere al buco e alla falla ovvero alla Legge del Padre come Potere reale e non immaginario, come pene reale, come condanna anche religiosa e tutto ciò è in relazione ad un indefinito potere che racchiude il riflesso dell’altro nell’altro ma anche il proprio riflesso in quanto scisso dall’altro, e patologico o forte e dunque questa è una prospettiva relazionale e evolutiva ovvero lo stadio dello specchio determina a livello anche regressivo la falla ed il buco è visto come una voragine ovvero come l’ingresso della vagina cui corrisponde l’intervenire della legge secondo un excursus della regressione in fase puberale che può ripetersi in caso di patologia. Questo apre ad una divaricazione del concetto di falla come cella e come altro ovvero come alter ego e come altro sociale o io interiorizzato. Ciò serve alla formulazione dell’alter ego come isolamento e idealismo ovvero include nella formulazione l’altro come specchio- non specchio, fattore che può riguardare la dualità o l’apertura alla relazione plurima come influente e influenzante se ed il proprio altro e ciò anche da un punto di vista religioso. Tale formulazione, dell’io atavico o dell’io genetico serve a Jung per curare i suoi pazienti o presunti pazienti ma serve anche e nello stesso tempo per indagare aspetti non ortodossi ma quasi mistici e religiosi dati dalla percezione di una superiorità nel fallo che in Freud porta alla sua morte come divorazione o essere divorati che è anche essa una esegesi religiosa ovvero di non rifiuto della relazione e dell’altro. Io avvertito geneticamente in modo atavico a volte o illusoriamente atavico secondo una distinzione che pertiene alla patologia di Nietzsche della comunità come organizzazione degli spiriti deboli contro gli spiriti forti e liberi fino alla generalizzazione e alla dispersione del concetto di fallo come potenza e alla esaltazione dell’alterità e dell’altruismo. In realtà Freud parla di io genetico ed in tal modo si riferisce ad una sua intuizione che riguarda anche la costituzione del Censore Morale configurando così un ruolo del Censore nella percezione dell’atavismo mentre di altri tali aspetti si occupa Jung , accogliendo una forma forse orientale ma anche di circoscrizione storica, in cui parla della sua percezione dell’Altro in tale percezione dell’io atavico come Maschera o Persona e a partire da questo si avvia questa la divaricazione tra gli studi freudiani e quelli junghiani, e forse nella realtà Jung con ciò accoglie Freud e la sua ultima opera Totem e Tabù in modo differente e secondo una concezione opposta dell’alterità e del misticismo che riconosce maggiormente la patologia e i suoi caratteri secondo una prospettiva totalmente differente . Freud dunque parte dalla concezione di io genetico simile a quello che determina la formazione di un Censore Morale e la sua prospettiva è radicalmente importante anche quando respinge Jung come mistico, ovvero Freud si ferma alla relazione al Censore morale che impone la legge del padre solitamente e ciò avviene storicamente ovvero in modo conforme alla concezione atavica accolta e non accolta da Freud con il suo libro conchiudente fino a giungere alla non ortodossia lacaniana con comunque una marcata sottolineatura della sua intelligenza che si circoscrive nella definizione allo studio dello strutturalismo desiderante o desiderativo fino ad arrivare ad una definizione della Legge ed ad una generalizzazione della Legge nell’affermazione “Sono colui che sono” ovvero un idioma, una identità e una identità con con me stesso ma differente dalla ortodossia freudiana in quanto sociale e con poche mancanze o deficenze seguita e perseguita anche da Jung. Ma la cosa che ci interessa è la diatriba tra Freud e Jung, l’uno a favore della scienza ma anche del suo astratto determinismo ovvero l’uno a favore della scienza come genetica, positivismo e determinismo e biologia e l’altro a favore della storia, la diatriba attorno alla concentrazione folle di questi io nel soggetto la quale determina o una follia o una resistenza sana alla follia, ovvero ipoteticamente entrambi a favore di uno sdoppiamento ed ad un modo del desiderio di sapere come del suo corso, cosa che in entrambi i casi si risolve in due concezioni e due forme del determinismo ed ancora desiderio conoscitivo che appartiene a chiunque secondo la logica di parola savia e bocca stolta ma generalmente e nella collettività soprattutto in relazione anche alla conservazione il che ricollega razionalità e lucidità a una pluralità prospettica degli schemi di azione e reazione in cui rientra la tipologia soggettiva e in cui rientra la follia come sana reazione controllata rispetto alla esteriorizzazione della aggressività anche propria della follia ed il ciò anche nella considerazione della perdita della via come perdita della saggezza e dunque come follia unita alla sua valutazione espressa in esegesi biblica da parte di Dio stesso, una valutazione che implica un discernimento nella valutazione della colpa come esclusivamente soggettiva e non collettiva e che rinvia sempre ad una selezione non proriamente umana. Tutte queste parole come altre rimandano all’inconscio collettivo junghiano ma anche ad un determinismo sociale che non è identico storicamente ovvero secondo una divaricazione del sapere a scopo del sapere stesso secondo una metodica in cui sembra quasi che la pretesa riguardi il desiderio di sapere e la sua evanescenza storica secondo una disamina che può implicare un aumentare o un diminuire della pulsione conoscitiva che è pur sempre una pulsione alimentabile . Freud ci insegna qualcosa di maggiormente religioso richiamandosi al determinismo e al carattere comunque ignoto a differenza di Jung che parla piuttosto in modo positivistico e scientifico, costruttivista, entrambi accettando il positivismo secondo una concezione del determinismo che è un Totem e un Tabù ovvero ciò riguarda la costituzione secondo Freud del Censore morale rispetto ad un discorso in cui si ferma la sua consapevolezza rispetto alla dinamicità, dinamismo e libertà posta da un punto di vista non deterministico da Jung ed è questa credo la ulteriore condanna da parte della ortodossia freudiana che si pone sempre non nell’ottica della inimicizia ma della amicizia a meno che nelle maglie della storia anche psicoanalitica non si assista a quella che affermo come una forma del raddoppio della pulsione conoscitiva da parte della scienza, dello scire e della ortodossia anche come una duplicazione e un raddoppio delle forze in Jung e Freud, ovvero una pulsione conoscitiva alimentata e che chiede alimentazione e tenendo presente la relazione di asservimento alla scienza come parola savia e bocca stolta, obbligati ad essa come progresso e come scorrere del tempo e storia e soggetto esercente la scienza che può pretendere ortodossia o meno ovvero può essere parimenti tacciato di questo, la libertà della critica e la necessità della stoltezza religiosamente. Fatto sta che tali forme dell’inconscio sia che le si vogliano definire karmiche secondo una allargamento orientale della visione freudiana da parte di Jung sia che le si voglia definire materialiste nel senso di genetiche o deterministiche pongono due ordini di problemi. L’attivazione derivante dalla plausibilità di entrambe le teorie ci porta ad un elogio della follia in Jung ma anche in Freud con l’uso della ragione nell’acculturamento e nella salvezza religiosa, elogio della follia che diventa un non elogio allo stesso tempo per via della questione dell’elogio stesso che non dovrebbe addivenire stante la connotazione comunque negativa della follia in esegesi biblica ma ricordando il passo storico della Bibbia in cui Dio dice di valutare la follia e la sapienza e fattore che dunque può divenire un elogio della scienza errato creando un incrocio topico utile nel bene e nel male ma tenendo presente la relazione della follia con la via curva o traversa quale ulteriore fattore da esaminare mentre l’elogio della follia avviene secondo Erasmo da Rotterdam che si colloca più o meno in era medioevale , un elogio che può essere nello stesso tempo una condanna come forma del pensare la follia secondo razionalità e irrazionalità o altro e data la posizione della follia in Antico Testamento come perdita della via e della saggezza che sono anche le topiche dell’isolamento, della incidenza sociale sui soggetti forti o spiriti liberi secondo Nietzsche che fanno parte secondo tale ulteriore prospettiva della topica della follia anche nella relazione uno-molti ovvero uno-contesto sociale. Ricordiamo la praticità della saggezza e la sua differenza rispetto alla sapienza che è di Dio. Però l’Antico Testamento parla di saggezza forse volendo limitare tale aspetto alla materialità o praticità o ad altro ancora ma che deve il suo rispetto in Dio come Creatore dell’uomo e creando nello stesso tempo una divaricazione tra saggezza e sapienza che non conduce necessariamente al determinismo come anche alla sua assenza in chiave ed in ottica biblica.Abbiamo analizzato la follia nell’ambito del Vangelo e dell’Antico Testamento ma anche nell’ambito della scienza come pretesa e desiderio di sapere ed ancora come possibilità della cura o sottomissione alla cura che apre alla fallibilità del concetto di cura stesso ovvero al capovolgimento del rapporto cura-male e follia e non propriamente cosi ovvero anche come lucidità e come bene e male nella lucidità.