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La costruzione dei gironi infernali secondo concezione teosofica, biblica ed escatologica.

Gli africani parlano della fotografia come prigione della anima e ciò secondo alcune prospettive del riconoscimento sembra corrispondere al vero quantanche idealisticamente o immaginativamente ma secondo testi sacri siamo fatti appunto ad immagine e somiglianza e dunque gli uomini neri potrebbero incarnare aspetti profetici o aspetti storici e passati secondo il permanere nella loro cultura di aspetti tramandati oralmente ovvero non manipolati e profondamente creduti. Socrate invece parla del corpo come una prigione, ovvero ciò potrebbe corrispondere ad una duplicità o storicità escatologica nel senso di storica della visione nel caso di Socrate rappresentata da una scissione o da una possibilità di scissione di anima e corpo che è dunque anche essa storica e forse superata o meno e che riguarda la esistenza configurata come una pena che è una affermazione appartenente ad un epoca molto remota rispetto alla utilità di ciò che gli africani narrano storicamente e forse come altro aspetto forse della storicità ovvero nel caso della interpretazione africana secondo un essere intrappolato non solo del corpo ma dello stesso spirito nella immagine o nel fonogramma ovvero secondo prigione o secondo cella od ancora secondo girone e dico ciò in chiave dantesca, ovvero in una chiave che gira la semplicità e il letterario in vox populi vos dei secondo la logica dell’auditore e del lettore ossia ciò porta comunque alla verità assoluta del concetto di libertà e schiavitù, di libero e schiavo, secondo concezione egizia, messianica e di liberazione riguardante Mosè ma anche secondo visione socratica molto più semplice e leggera quant’ anche in ottica storica in questo caso possa parlarsi anche di un diritto e di un dovere ovvero si dovrebbe parlare in chiave assoluta e non storica della vita come dono o come prova, ma la concezione di libero e schiavo anche secondo visione immaginativa della fotografia o della telecamera segna ovviamente un qualcosa di diverso rispetto Socrate e datato dalla tradizione orale africana e forse più antico, segna un qualcosa di nero, quasi diabolico e certamente ed eventualmente infernale fattori che segnano un utile o un ambivalente come forma di gironi o come prigione dell’anima , come materialità e ateismo di cui parla Nietzsche e spiritualità, visione che si aggiunge storicamente alla visione socratica più semplicistica ovvero quella del corpo come cella dell’anima e comunque pur sempre vera ponendo con ciò due margini della libertà e della schiavitù ovvero due aspetti della sola schiavitù dove la prima schiavitù appare come una libertà parziale e limitata dalla materia e ciò fino alla critica ai concetti del libero volere e fino a concezioni simili al deus ist machina o altro , che si avvicina alla prospettiva africana come sola critica della liberta del volere e della possibilità non di Dio ma dell’uomo di divenire schiavo ovvero machina, termine già presente nel datato latino e prospettiva in cui Lacan parla di buco o di falle cercando qualcosa a livello dell’immaginario del fallo, che lui considera in un dato modo e come possibilità psicologica del libero volere e della schiavitù libera o emotiva dove si assiste al diabolico dell’essere e al suo non essere posticipato ma secondo logica temporale e soggettiva come si assiste al non diabolico , al sublime e al mostruoso tenendo presente che la questione posta da Lacan riguarda il complesso di Edipo anche come buco o falla, ovvero appare la Figura della Mietitrice ovvero il Padre e la relazione ad esso nel duplice senso del bene e del male ma tale relazione è imperscrutabile ferma restando la relazione del male allo stesso Dio per lo meno come ira. Ma se considerando il deus ist machina per via del corrispettivo di immagine e somiglianza a Dio l’homo ist machina secondo volere e secondo potere ovvero è strumento povero o utile anche ciò si sottomette alla imperscrutabilità di un disegno ovvero si sottomette in ulteriore analisi al possibile e alla possibilità della parola come analisi e sintesi rispetto cui la sintesi appare presente o assente. Quella di sopra è solo una angolazione della prospettiva della fotografia, come impressum, come assenza eventuale di ogni volere, costruzione che forse si può reputare fantasmagorica, immaginaria ma appunto nell’ottica di immagine e somiglianza a consentire una interpretazione africana come reale della immagine, concezione che però è datata storicamente e non dimentichiamo dunque che nelle Sacre Scritture si dice ad immagine e somiglianza ossia viene menzionata proprio l’immagine oltre al fatto che siamo fatti di materia rispetto cui bisogna aggiungere il cenere sei cenere diventerai rispetto la materialità o l’aspetto materiale ed immagine pur sempre reale, condizionante e di cui nulla sappiamo tranne la veridicità o la non veridicità dell’apparire e della relazione di tale apparire ovvero ciò è vero anche come fotografia ,come cella che segna una divaricazione tra arabi ed africani storicamente , ovvero homo come machina o non pertinente e appartenente a Dio ovvero diabolico e non diabolico e ciò senza considerare che le telecamere hanno circuiti in cui è rappresentato un dato scorrere degli eventi in un dato luogo e in un dato tempo, in un dato loop o tradotto intervallo temporale e le telecamere possono essere equiparate ad una modalità della fotografia ovvero hanno una maggiore potenzialità di essere interpretate o considerate eventualmente come forma dei gironi infernali richiamando Dante come spiegato come vox dei vox populi ovvero come maledetto per questo senza esserlo storicamente ovvero telecamere che si estendono fino alla configurazione di un giro e di un girare e dunque possono essere interpretate come gironi infernali o meno, come semplificazione utile sia da un punto di vista immaginario e idealistico sia materiale essendo la telecamera e il mondo materia e l’uomo un immagine e un homo materiale condizionato dalla immagine e ciò risulta vero secondo un fluire degli eventi che è sempre identico e simile alla reiterazione della colpa e del peccare o non peccare ma in merito a ciò si aprono ulteriori considerazioni del concetto di reiterazione stesso che può aprire solo al concetto del tempo e sua assenza, della misericordia e della grazia come perdono, fino alla caparbia o avidità e superbia di essere e non essere ovvero fino a due atti estremi opposti ,ovvero questa è una concezione simile ad uno scontro dell’essere in cui l’essere è avido di essere e ciò reca anche la impronta del non essere, ovvero essere e non essere sono correlati in pari misura secondo una ulteriore logica idealistica della cella eterna fino a giungere all’essere anche machina e per tale via si è vicini emotivamente all’homo homini lupus costruito come un video gioco, o come una prova ovvero al fratello contro fratello e padre contro figlio che rappresentano secondo visione di Giovanni i giorni della grande tribolazione ma segnano anche un limite del giudizio di fronte questi aspetti analizzati. Gesù dice speriamo accorci quei giorni ma potrebbe anche non accorciarli riferendosi a Dio e ciò forse è in relazione ai segreti di Fatima ovvero secondo un procedere logico o ipotetico la Chiesa afferma che Dio è misericordia e pietà e ciò potrebbe essere vero non dimenticando che il Dio menzionato nella Bibbia è il Dio degli Ebrei e degli Israeliani e tale prospettiva comunque sembra falsa considerando la punizione divina di concepire nel peccato ovvero la presenza di tale aspetto punitivo fa pensare alla possibilità di ulteriori quali quelli richiamati da Gesù Cristo che parla di tribolazione, di Genna e di pochi si salveranno ,e dunque o si teorizza nuovamente una scissione fra la figura di Cristo da quella della Bibbia Antica oppure si segue una logica del peccare e del non peccare e delle sue conseguenze ma non quella della sola previsione buonista e pacifica della Chiesa relativa alla misericordia e pietà ovvero vi è anche scritto in Apocalisse verrà il giorno in cui l’essere immondo ed abominevole entrerà nei luoghi consacrati al Signore secondo alcune Bibbie ovvero in altre si parla dell’abominio della desolazione, ipotesi o profezie entrambe contrarie alla tesi cattolica del misericordia e pietà anche secondo tale modo di ragionare e spiegare le cose sempre però secondo Nuovo Testamento dove anche si afferma che non resterà pietra su pietra di quei templi. Dunque siamo giunti in tale quadro alla conclusione della fotografia o del singolo fonogramma come prigione e cella e del prodotto della telecamera come girone o come girare, come reiterare o meno, come libertà e schiavitù, ma anche come logica dell’essere veduti e pesati ovvero volendo essere larghi ciò corrisponde alla riconduzione dell’essere a ciò che è fruibile, utile e non utile, comune o non comune, salvo e non salvo e rappresentabile attraverso il fonogramma della telecamera sia essa registrata o meno ovvero ciò fino alla considerazione del fantasma come libero e salvo e non salvo ma la registrazione implica una impressione e una stabilità che secondo le leggi della tecnologia è sempre presente in ogni caso a livello materiale sempre se la materia esiste veramente o non sia immaginativa ed anche relazionale essa stessa. Giunti al concetto di girone ottenuto attraverso la evoluzione da me delineata la quale è ipotetica ovvero alla evoluzione della videocamera o telecamera secondo la interpretazione africana della fotografia giungiamo al concetto di discernimento dei gironi in questo luogo come Genna e ciò anche a livello dell’utile e giungiamo al concetto del luogo eventualmente non avvenuto ,non essente o avvenuto secondo discernimento del luogo di ciò che è ripreso in una doppia immagine che può anche rappresentare l’essere e il non essere, l’essere in cella quale finto libero e il non esservi, l’essere e il non essere eventualmente anche come morte o fine dell’essere ricordando che Dio non condannò Adamo ed Eva per il peccato di ambizione commesso alla morte ma alla vita nel peccato, ovvero non li uccise, non li punì con la morte ma con la vita nel peccato ed inoltre secondo una antica concezione africana tale cella potrebbe corrispondere anche alla fotografia come cella ed alla ripresa della videocamera come girone come evoluzione di una eventuale punizione e fermo restando in esegesi biblica la magnanimità di Dio rispetto cui dobbiamo tenere cenno a colui che muove tra essere e non essere, tra cella, girone e libertà ovvero consideriamo che quello che registra la telecamera ha una incidenza sul peso della persona e sul suo passo come anche sulla sua condanna a quella che è una prigione, una cella. La cella poi è sia del santo che del peccatore ma secondo una separazione che non sappiamo cosa indichi e da che cosa dipenda.

Domenico Petrilli 09/03/74