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Tesi e Mediazione della Mediazione.

Potrebbe sembrare sofistico parlare di una tesi e della sua mediazione della mediazione. Il concetto di mediazione della mediazione non inserisce necessariamente una equazione potendo introdurre una similitudine o una metafora o una metonimia dunque ed è anche una equazione sotto molteplici punti di vista ovvero verbalmente o rappresentativamente mira ad introdurre e rendere effettivo il concetto di distanza nella enumerazione del simile e del dissimile, dell’immagine e della parola rispetto alla tesi che è già distanza o enumerazione nel simile e dissimile ovvero come analisi e nella immagine come nella parola ma se parliamo della tesi dobbiamo parlare anche eventualmente della sua contraddizione come opposito ed eventualmente opposito legittimo al concetto di distanza insito nella mediazione della mediazione, opposito legittimo che si qualifica come difesa o resistenza della distanza anche transferale. Questo è quanto dice anche Socrate sulle enumerazioni di precedenti ed antecedenti secondo etimologia aristotelica ma nella sua critica al sofismo parlando però di dialettica e non di sillogismo. Il primo oggetto della mediazione è la rappresentazione che presenta un impatto e una mediazione minore rispetto al rappresentato con la rappresentazione, e dunque a questo livello si pone la logica e la logica anche delle relazioni logiche che ad una data distanza o vicinanza ripete la rappresentazione e la immagine come rappresentazione e non, dunque in forma diversa consona non alla vera rappresentazione ma al rappresentato soggettivo, ovvero come aspetti simili, dissimili e conseguenti alla rappresentazione stessa che diviene con ciò mediata. Dunque si può dire che la rappresentazione implica un nesso che non vi è nella immagine come essere della sua distanza o vicinanza e tale è anche una distinzione di materiale e ideale che si pone a confine ovvero anche della dinamica del solo ideale e della ripetizione della distanza e della vicinanza. La distanza si pone a dati livelli nell’ideale ma nell’immagine sembra esservi sia un coincidere e sia un non essere l’immagine forse dovuti alla diluizione del tempo, fattore che è parzialmente differente dalla rappresentazione come nesso a livello identitario, il nesso richiamandosi ad una similitudine tra rappresentazione verbale e visiva, ovvero alla eliminazione di contraddizioni esistenzialiste. Dunque la immagine ha la sua essenza e la sua separazione o distanza nel non essere cui si tenta di ovviare con il nesso o con il razionalismo che spesso esclude la immagine creando la rappresentazione fittizia o reale o oggettiva o di massa che ha un nesso che la distingue dalla immagine e dai suoi nessi e ciò in modo simile avviene anche nella mediazione della mediazione che ha introdotto il concetto di distanza nella enumerazione o nella coincidenza che anche essa ha un grado di essere differente dal colui al quale la immagine si rapporta, la rappresentazione si rapporta e la parola si rapporta a seconda della distanza posta dalla necessità del non essere in modo da determinare il grado di coincidenza o solutio a secondo del porsi o meno del non essere quale pneuma secondo una logica che alcuni possono malamente chiamare della sola verità dato il carattere complesso della verità stessa. In neurologia si distinguono due forme della comunicazione linguistiche con apposite aree a ciò deputate ovvero la visiva e la logica o concettuale o verbale. Potremmo parlare in tal caso di una delle due forme della comunicazione quale acquisita o ambientale come lo stesso uso del denaro come mezzo di scambio, ed ancora come una differenziazione della parola savia e della bocca stolta ma potremmo ancora parlare della comunicazione verbale come eppur sempre simbolica proprio per via della equiparazione di parola come strumento e mezzo e denaro come mezzo. Tra l’altro la rappresentazione concettuale, logica e verbale si articola in un coinvolgimento maggiore di numero di aree cerebrali rispetto alla simbolica essendo la stessa primordiale rispetto alla verbale e alla sua relazione al relazionale anche in quanto attivante e involgente la simbolica in una angolazione evolutiva e storica o momentanea e in una angolazione di associazione ovvero ciò istutuisce la primigenia esistenza delle relazioni sociali in ottica freudiana ma anche in ottica idealistica quale risultato della sublimazione ma quale interiore e non esteriore della pulsione forse omosessuale e da ciò il riferimento all’idealismo e tutto ciò se non si vuole considerare la questione a livello generale ed energetico. Questa stessa questione della distinzione della pulsione quale forma energetica spostata o sublimata conduce allo studio di attività e passività energetica che conduce anche ad una teoria della forma patologica della depressione quale dipendente dalla relazione sociale e dunque anche dalla sublimazione come dal sistema delle relazioni che essa apre fino alla dinamica sempre patologica della eccessiva attivazione, presenti in una classificazione delle fasi della depressione e di altre eventuali forme patologiche e ciò sempre nella considerazione della relazione della follia con la esegesi biblica. Ciò presenta uno sdoppiamento della via come patologica come conseguenza o di pulsione ovvero secondo angolazione verbale con una relazione che apre alla categoria o alla situazione del nesso quale interpretazione di una questio senza nesso, senza parola e senza una data evoluzione energetica i cui principi orientativi sono quelli del prima e del poi e dell’uso del nesso e dell’espressione verbale come attivazione energetica successiva alla attivazione autoanalitica o analitica. Dunque in una situazione del genere sono presenti il rifiuto del tempo e con esso il rifiuto del nesso e della parola e ciò secondo esegesi biblica e secondo i termini di una relazione manipolabile. Questo riguarda qualcosa dal punto di vista delle relazione di follia, normalità con quella che Freud chiama condizione seconda. Tale è anche una mediazione dalla condizione ovvero una posticipazione o un anticipazione o un voler sapere che annienta la anticipazione e la posticipazione e ciò a livello transferale. In questi tempi si sta assistendo ad atti, anche per via della stessa evoluzione ambientale, di depauperazione della parola a favore della rappresentazione visiva che è mediata dal suo essere o non essere e dal suo essere soggettiva e non e ciò in primis attraverso i network e la più facile delle dipendenze o modalità di acquisizione di informazione essa stessa visiva o gestuale o a favore in più ristretti casi di altre forme della simbologia conscia ed inconscia quale quella che viene usata nella programazzione dimenticando però l’origine simbolica della parola stessa quale forma della comunicazione e dunque anche come forma del non essere nell’essere della rappresentazione, e ciò visto che in questa angolazione il tutto con ogni eventualità si traduce in un atto di negazione della parola a favore di una scelta,come mezzo di influenza ,della immagine per via della sua relazione all’inconscio tenendo presente la storicità anche biblica della parola ovvero ciò si traduce in un atto di fuga da una situazione più generale onde introdurre un peso o una valutazione all’interno di un comportamento che tende a negare se stessi anche come relazione e comunicazione in una dinamica che può divenire della lucidità della follia come della sua assenza, il cui grado orientativo è dato dalla negazione della relazione o dalla scelta della relazione. La simbologia, passando oltre, generalmente conduce all’annichilimento della forma con un dato scopo nel caso della parola che rimane relazionale o di gruppo ovvero tale è un aspetto non nichilistico nell’essere la parola un qualcosa di diverso dal mero simbolo maggiormente nichilistico ma comunque che pone la necessità della distanza e che si traduce genericamente in un altra modalità ovvero in quella di input e output ovvero ancora comando ed esecuzione o esecuzioni, di savio e senza una sapienza. L’annichilimento della forma sposta una data forma di degenerazione che retroattivamente agisce come uno schema che intrappola nello schema cognitivistico nuovo esecuzione-comando che è uno schema che si asserve ad emozioni come attivo e passivo e a scopo e fine e che è collaterale e simmetrico alla negazione della parola e alla sua reiterazione attraverso il simbolico che dunque diviene uno schema che dal punto di vista cognitivo può essere analizzato come mutamento della prospettiva ma fasullo e legato ovvero come assoldato in ulteriori alla logica monetaria e meno e che introduce a paralleli biblici come Sodoma e Gomorra ricordando di nuovo ed ancora la tesi posta ad enciclica che parla del potere del denaro, fattori anche comportamentali che si potranno cogliere solo con il tempo. Alcuni di questi aspetti sono presenti nell’autismo ovvero in esso vi è un primario annichilimento della parola ed uno sfruttamento della rappresentazione visiva e poi una volontà di annichilimento della stessa a favore di un apparente autoannientamento onde voler valutare la propria capacità o incapacità che comunque deriva dalla misura relazionale e di ritorno di sè dalla stessa immagine quale gabbia e ciò tranne la identificazione al luogo che è un ulteriore fattore che interviene in modo ossessivo nell’autistico secondo lo schema colpa-riparazione in relazione all’essere la immagine una gabbia e una restitutio in termini di sè. Tale premessa serve alla identificazione della morfologia con la patologia ovvero della logica della forma con la logica della follia o lucida o meno ovvero della patologia anche in quanto rapportata alla forma e al vizio secondo dinamiche molteplici della immagine e della sua rappresentazione ovvero secondo una questio di altezza e bassezza ovvero secondo un discorso della profondità che è differente dalla bassezza e che implica una forma comunque e ciò introduce ad una sorta di lotta o meno o al tentativo di un principio di forma che fa parte della forma stessa non annichilibile secondo una logica di tempo ed esistenza ma definibile ed ciò onde attutire i termine della concentrazione di qualificazioni nella questione dove la degenerazione autistica porta comunque a dei collaterali rappresentati dalla volontà di annientamento-autoannientamento ma su correlato di vizio e virtù, e di attività e passività energetico, ma comunque sulla doppia immagine e sul non annichilimento e desiderio di annichilimento della forma ovvero su un correlato che fa pendere in altezza e bassezza e che orienta e che distanzia proprio come la mediazione della mediazione che sfugge al criterio temporale ed obbedisce anche essa ad un criterio schematico che può essere rigido o meno e mediazione della mediazione che è un concetto generico rispetto a mediazione della rappresentazione visiva e mediazione del simbolo o della parola come desiderio di annichilimento della forma che si vede nel girare attorno a sè e nella ripetitività del gesto del bambino autistico. Annichilimento della forma e impossibilità di annichilimento della forma che conduce ad una situazione dialettica tra forma e non forma che necessariamente si ripercuote sulla relazione di sè all’altro ovvero che deve essere interpretato secondo la soggettività del tempo e ciò fino alla nostra concezione dell’amorfo. Tali ultimi criteri ci introducono di nuovo al discorso della prossimità nostra e dell’altro e alla prossimità della parola e al discorso del transfert positivo o negativo in presenza o assenza di parola ovvero alla questione della pericolosità del transfert autistico che negando la forma nega l’altro assieme alla forma come intenzione e volizione avvenendo ciò solo dal punto di vista soggettivo e temporale dove l’altro è pur sempre una forma negata. La mediazione della mediazione mira ad una costruzione di distanza in generale e paradossalmente ad una costruzione eventuale piramidale per via del simile e del dissimile, del principio e della contraddizione come legati reciprocamente e confacenti alla forma simbolica della parola e della immagine che può rappresentare in profondità il parallelismo e il suo grado ad un girone parlando della equiparazione di nichilismo , autismo e follia in generale fattispecie dove si assiste alla distanza e alla tenuta di due poli ovvero alla loro relazione emotiva anche su base transferale e di esclusiva follia a volte lucida ma non nell’automatismo che è come un legaccio, e si associ ciò alla differenza e alla somiglianza non etica di altezza e profondità che riguarda altro.

Domenico Petrilli 09-03-1974