
La dinamica del denaro sembra essere funzionale ad ulteriori scopi che definiscono una persona nel suo vizio e nella sua virtù ovvero nella sua esacerbazione del vizio ed in alcuni casi della virtù in rapporto a molteplici valori che scaturiscono da continenza e incontinenza,da temperanza e intemperanza fino ad ulteriori categorie che si possono qualificare morali, categorie che si possono collegare al denaro ma che sono anche generali , ovvero sono anche scopi, fini, tendenze che definiscono una persona e ne possono delimitare i confini spirituali e fungere da incentivo o deterrente ad una falsa o vera separazione tra persona dotata di un patrimonio o di una data prassi sul piano del vizio e della virtù individuata anche dal denaro ma non solo e persona dotata di altre forme di patrimonio inerenti sempre ed in modo diverso la persona e questa ultima classificazione sembra collocarsi esclusivamente da un punto di vista virtuoso che può comunque evolvere positivamente o negativamente nell’ottica della libertà e della sua assenza in modo diverso. Il denaro segna come una via, un corso che tende a definire al di là della sua passività e del suo essere oggetto, tende a definire anche nel tempo una persona , una via che è differente dalla parola e dalla relazione in quanto la proprietà a dire stesso della legge è esclusiva ma anche oggettuale o oggettiva o forse oggettiva in quanto il denaro può escludere la oggettività o tentare di celarla attraverso la non rivelazione ad esempio del vizio ma comunque il denaro esclude l’altro dall’oggetto del godimento rispetto cui in tale caso il denaro rappresenta la sublimazione ambivalente del suo essere mezzo e dunque anche relazione e scambio, ma relazione e scambio di sottomissione , servilismo ma anche di umiltà. Tale è la prima parvenza ed il primo apparire del Dio denaro, la cui ambiguità e ambivalenza lo pongono secondo una visione critica ovvero anche secondo la esclusione dell’altro o del prossimo o del sociale e dunque tale è parte della logica e nello stesso tempo della lotta insita nel denaro come divinità o simulacro o finta divinità il cui prezzo è l’oggettificazione , la alienazione, e dunque anche in opposto ragionamento come oggetto di isolamento anche malato nel proprio godimento di sè, dell’oggetto e dei suoi mezzi, motivo per cui si passa dal lavoro e dalla sua santificazione alla usurpazione di tale concetto e questo intervenire è esegeticamente biblico e giunge fino ad inficiare l’oggetto che con l’essere mezzo inficia o indica anche il suo essere, il fine, ed in ciò vi è l’aspetto deleterio di istituzione del Dio Denaro ma quale oggetto e fine, come dare a Cesare quel che è di Cesare ovvero all’opposto vi sono le fondamenta di una buona capacità della ricchezza ma il dare a Cesare quel che è di Cesare vuol dividere un uso proprio ed improprio del denaro e fa parte del Vangelo e non della Bibbia ben potendo esservi la relazione di virtù e denaro ma sempre come qualcosa che introduce ad elementi che possono essere pericolosi nella formazione della persona e questo è il motivo a volte della scelta della povertà. La logica del denaro può comportare dunque la esclusione anche della relazione che viene deviata attraverso un uso funzionale ed eslusivamente funzionale a livello personale del denaro stesso che determina la formazione di gruppi che condividono non la umiltà ma la sottomissione al denaro e tale è la logica del Dio denaro, che come detto rimane sempre un oggetto .Ciò si raggiunge attraverso l’uso funzionale e oggettuale della relazione con i prossimi che o divengono oggetti di godimento come il denaro stesso o vengono influenzati alle medesime dinamiche e ciò accade naturalmente anche con la loro implicazione nell’uso proprio od improprio del denaro che può divenire una caratteristica di alcuni gruppi ed è ciò quello che diventa espressione di tentazione ed influenza e potere o scontro di potere, o falso potere e dunque servitù in entrambi i casi alla persone ed anche ad ulteriori entificazioni od anche al solo oggetto denaro ma ciò in modo particolare e deleterio per la persona stessa, la sua qualità e la sua classificazione.Tale dinamica è una dinamica che fugge dal nulla dell’essere ma vi ci si addentra anche entrando con ciò tale dinamica in relazione ad un possibile amorfo o destinazione della persona quale soggetto o oggetto oggettificato anche dal soggetto possidente, in relazione con l’amorfo come forma o non forma e dunque secondo la logica dell’ amorfo e dunque con forma non può rifuggire dalla relazione dello specchio identitario del proprio essere ovvero dalla dinamica generale ed hegeliana dell’io sono io e dalla dinamica heideggeriana dei dintorni all’essere ossia secondo interpretazione parziale hegeliana da uno specchiarsi che è ambivalente e fuggevole, evitante e lastricato, fino ad un dato livello riguardando la dinamica del Narciso in aspetti particolari ovvero del giungere al se stesso come nulla o come immagine o come immagine del nulla e ciò inquadra il narcisismo nel nulla, nel senza forma differentemente dal Narciso in quanto egli crede nella sua qualità ovvero ciò è analizzato come dialettica della persona materiale collocata in un dato quadro che è offerto dal denaro e dalla sua spendita in una relazione che tende ad escludere la relazione ed ad includerla attraverso la facile equiparazione di denaro potere divinizzazione, narciso o simulacro del denaro quale vero essere della relazione che tende ad escludere la valorizzazione e il prossimo avvicinandosi al concetto di un inizio di cella per una persona che in tal modo diviene non viziata ma nichilista ovvero aspirante il niente proprio e il niente dell’altro e ciò coincide con la non elargizione della moneta o la sua elargizione dettata da invidia ma non solo secondo una logica dei gradi relazionali del nichilismo anche quale amorfo e quale cella. Il denaro rimane pur sempre un oggetto e ciò segna una via dell’essere oggetto del denaro e dell’essere soggetto della persona che rimane soggetto per colpa o per sua assenza e ciò agisce attraverso il denaro come forma dello scambio della relazione e del gruppo. Tale via culmina nel nichilismo di una persona a volte necessariamente rimanendo il denaro un oggetto o un simulacro o un immagine consumabile e ciò nella esclusione delle relazioni fino alla pietrificazione o oggettificazione, che è l’altro aspetto dello specchio ovvero soprattutto della utilizzazione del denaro come forma della dichiarazione di sè e dello specchio ovvero ciò fino all’annullamento di sè e dell’altro nel proprio divenire quell’oggetto che è il denaro stesso come immagine che è anche legata alla esplicazione della persona e alla differenziazione dei suoi vizi e delle poche virtù, ovvero analizziamo la questione sotto molteplici punti di vista e la stessa è legata ad una plancia ambivalente e ambigua tra vizio e virtù, ambivalente nel senso di fuggevole, che incide però concretamente anche da e come oggetto sulla persona nella relazione di materialismo, nichilismo e ateismo ovvero oggettualità e deus ist machina, ovvero relazione di materia ed assenza di voluntas ragionando in modo contrario a Schopenauer e consono a Nietzsche e ferma restando la possibilità di una voluntas della materia la quale è ipoteticamente ammissibile. Il deus ist machina può riguardare una perdita o un cadere del libero arbitrio il quale ultimo forse riguarda l’annullamento di sè e dell’altro come incidere e incidenza del tempo sulla formazione della persona o sulla cancellazione della sua alienazione come essenza della libertà. Tale ultimo presupposto riguarda Karl Marx ma il cadere del libero arbitrio è un qualcosa di diverso dalla dinamica della cella che è sia del santo sia eterna mentre l’annullamento di sè e dell’altro che riguarda anche il discorso sull’amorfo e sul denaro come oggetto e come oggetto di oggettificazione e come simulacro ma anche come elargizione di tempo.Ipotesi. Partendo dal tipo di spendita del denaro, proseguendo, si giunge anche alla definizione della persona e al suo automatico giudizio secondo un circolo o una ricorrenza di bene e male e quindi che può essere un vero giudizio e che riguarda anche una delineazione orientativa su molteplici versanti quali l’amorfo, la destinazione e il circolo del vizio e dunque fungenti come misura o plancia anche sul versante emotivo, oltre che sul versante fattuale ed infine sul versante personale stesso segnando una inesorabilità del tempo e della azione dell’oggetto denaro sulla persona , sulla persona o quale specchio o quale oggetto e oggettificazione, come affettività e battente mea culpa, o come vero e proprio oggetto, fattore che riguarda la libertà e dunque il libero arbitrio. In ciò si comprende anche che il denaro che diviene un oggetto prediletto coincide con una chiave o un chiavistello metaforicamente, che giunge all’idolo e alla fine della idolatria e non alla divinizzazione stessa del denaro che è comunque possibile ed ammissibile. Gli Idoli a differenza dei fatti veri e della savia parola, avendo una collocazione opposta, essendo un riflesso della parola savia oltre che della savia via sono sempre destinati a crollare motivo per cui tale parola o parlare di relazioni e sua assenza, di ambivalenza e parvenza si avvicina alla raffigurata di Narciso con la sua immagine che è il culmine dello specchiarsi, del rimanere intrappolato nella sua immagine, anche come buona intenzione, anche se si parla di bellezza e ciò avviene mediatamente nella persona con il denaro e non solo ovvero il denaro rimanda la immagine e diviene un oggetto-soggetto giudicato per il tramite dell’ oggetto stesso che è il denaro ma che non è il vero oggetto che si nasconda nelle fila del nostro ragionamento. Ma il denaro può anche essere visto come una via la cui direzione o angolazione e curvatura determina degli ulteriori che conducono ad una differenza tra un dato valore ed altri valori. Di solito il denaro fa parte di un patrimonio che a volte non è personale ma cumulativo ovvero riguardante il potere e la sua trasmissione che può essere utile o meno anche come espressione derivante da un grado e una differenza di gradi dell ‘Onora il Padre santificando il lavoro che è tra i primi comandamenti ma il denaro mira anche ad una immagine che può divenire come un luogo o un non luogo e così condurre a quello che abbiamo delineato amorfo materiale e spirituale nell’esaminazione psicologica anche della follia che però secondo Camus può essere lucida e razionale, ovvero ordinaria e nello stesso tempo folle ovvero ciò in riferimento alla dinamica del denaro e dello stesso lavoro. Un non luogo solipsisticamente in cui l’oggetto non è più lo specchio ma il soggetto di quello che è il soggetto stesso come oggetto dipendente dall’oggetto ovvero ciò è un rimando incidente che conduce ad una reazione presente ed assente del soggetto stesso che così diviene l’oggetto ovvero diviene soggetto in taluni casi ovvero nel caso della presenza dell’azione che non riguarda la libertà ma una via che si percorre e si è percorsa, una plancia. Tale luogo o non luogo cui ci conduce l’oggetto non è definito dalla assenza di una topica degli oggetti ma è definito dalla persona stessa come oggetto essa stessa idealizzato attraverso il denaro e la sua spendita o in modo funzionale o in modo egoistico, o in modo escludente o in modo includente fino al luogo ideale o ideativo differente dal luogo materiale e fattuale e sempre legato alla potenzialità dell’amorfo, ovvero l’uno riguardante la follia anche lucida del girare e vagare dantesco l’altro riguardante la cella, fattori la cui critica soprattutto al denaro proviene solo dal fatto e dalla fattualità o realità secondo una dinamica della duplicità e della duplicazione della realtà in bene e male, in inferno e paradiso, secondo una via ricercata e una sottoposizione al denaro come tentazione e non, stato in cui il criterio della colpa però può essere soggettivo e oggettivo o di gruppo, può essere generale o particolare, ovvero generale di un dato grado e riguardante o l’amorfo o riguardante il girare e l’errare ovvero l’intendere e l’omettere o il non intendere anche. Dunque attraverso il denaro giungiamo ad una versione multiforme e dotata di una dato e virtuale movimento non importa se vero o falso, giungiamo ad un non luogo ed ad un amorfo materiale da uno solo degli angoli della prospettiva ovvero non solo in quanto dobbiamo affermare che per tale via esso diviene progressivo e graduato secondo vizio e secondo virtù, secondo santità e sua assenza. Il denaro si lega anche parassitariamente all’istinto di conservazione oltre che all’istinto sessuale o libidico o energetico ma ciò riguarda il passaggio dal pratico, ovvero da una data posizione al funzionale e dunque ad un altra posizione ovvero il denaro opera anche come istinto di nutrizione e si lega sempre ad una relazione familiare per quanto allargata che sembra derivare dall’Onora il Padre e la Madre, fino alla educazione e alla santificazione del lavoro fino al suo opposto a colpa o discolpa del padre stesso secondo la logica del dal padre in figlio ed ancora il denaro si lega anche come evoluzione e divenire,e dunque posizione e status, ed in tal caso di nuovo all’istinto sessuale o al bisogno erotico di una persona determinando una differenziazione di girone dove non vi è un isolamento o un isolare ed amorfo, di normalità e omosessualità e non omoessualità nascitura sottoponendo ogni soggetto a giudizio che si inquadra in parte nelle trame della nostra narrazione in generale. Dunque il denaro classifica il diverso tendere della persona seguendo una via che conduce anche dal vizio alla perdizione come anche nel caso di Narciso ovvero al perdersi ed al non essere, secondo una classificazione anche ambivalente e giustificata del potere e del grado del non essere anche come non voler essere il Padre mail denaro istituisce secondo altri punti di vista una relazione tra venditore ed acquirente che deve essere interpretata nell’ottica del debito e della colpa, e tale giudizio fuoriesce dai soggetti stringenti il patto di acquisto o servilismo o lavoro sottoposto a denaro e ciò in quanto legittimato come strumento a livello statale e dico ciò non sempre in modo negativo e nello stesso tempo il denaro non fuoriesce da quel circolo non riguardando una assunzione di colpe dal generale al particolare soltanto come direzione ed esclusione della colpa secondo il dogma pochi si salveranno ma dunque a seconda della soggettività spirituale di chi determina o pone come determinabile lo scambio per cui in tale angolazione può operarsi una differenziazione, un costruire e non un decostruire. La persona in funzione del denaro diviene specchio del denaro ovvero è il denaro a ridivenire specchio ed oggetto allo stesso tempo ovvero materia con forma o senza forma ed ancora utilità e per tale congiunzione o congiungimento bene e male e dunque di nuovo oggetto e denaro, funzione, e dunque sintetizzando quanto detto sopra può divenire uno specchio anche e soprattutto in apice come avidità e superbia che si ravvede nelle intenzioni di cumulare ricchezza fino alla categoria della sua spendita come articolazione del vizio ed opposizione alla virtù ma lo stesso può forse essere visto come categoria anche della virtù ovvero come specificazione della struttura della avidità e della superbia fino a quella dinamica che ho chiamato in Elementi trascendenti la materialità oggettificata o pietrificazione o in senso heideggerriano tentativo di entificazione fino però alla pietrificazione che non è il non rimanere pietra su pietra e che come detto conduce all’amorfo ideale e all’amorfo materiale sottolineando che l’amorfo ideale presenta una relazione alla categoria esistente-inesistente di maggiore consistenza e generalità e potere e pericolosità piuttosto che l’amorfo materiale che è qui visto come un tendere ed un fine anche come forse voluntas e noluntas ovvero si potrebbe dire la materia ha gli occhi per valutare e pesare secondo un circuito del girare e del ruotare attorno ma ciò in ragione di Dio e della sua relazione alla materia come Creazione e ciò non vale per il denaro e la sua funzione che è dell’uomo e non di Dio secondo il dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio e dunque questa è anche una tesi particolare di materia e materialità che dobbiamo a Schopenauer e ciò solo come un ipotesi. In assoluto il bisogno spasmodico di denaro e della sua spendita rappresenta una forma trasmessa dalla potenzialità classificatoria del denaro stesso e della avidità e dunque della nutrizione e ciò in aderenza e non aderenza ai messaggi consumistici, subliminali e dei media ovvero andando avanti per il bisogno spasmodico di denaro ci si può legare ad una diversa persona che lo spende in ottica di dominio e servitù secondo un determinativo o un indeterminativo soggettivo ovvero secondo un determinativo oggettivo che rimanda al soggettivo e alla colpa. L’utilità del denaro fuoriesce dalla sua utilità materiale e diviene esame della spiritualità del bene e del male, del vizio e della virtù. Il discorso sopra fatto si lega poi anche alla potenziale differenziazione del vizio come anche all’esame della virtù ed all’essere la nutrizione differente dalla conservazione che riguarda un qualcosa di dato e non di avuto, di concesso ma non di posseduto ed è comunque legata alla famiglia e alla crescita secondo la Legge del Padre che è biblica e secondo una strutturazione primitiva da cui deriva una destrutturazione o dei tentativi di destrutturazione che muovono a discolpa della oggettività attuale della famiglia e in favore della soggettività del colpa come del vizio. Il rinvio dalla strutturazione alla destrutturazione reca seco la riparazione come ambivalente, possibile e impossibile e che considerarano costruttivamente sia la destrutturazione che la strutturazione fino al giungere ad un grado ed ad un fine della soggettività e fin0 al possibile ritorno regressivo alla istintualità ovvero di nuovo alla conservazione e alla nutrizione ma come primitivi ovvero senza l’intervenire della ragione, e dunque la perversione dei bambini da esaminare unitamente al sacrificio del fallo di cui parla Jung e di cui parla Freud come la sua naturalità come perversione ed evoluzione e naturalezza anche dal punto di vista biblico. Esaminata rispetto questi due valori la nutrizione richiama la continenza e non solo e richiama la conservazione, la idealizzazione, mentre la riparazione può divenire come una forma della ripetizione anche eventualmente di un esame della persona in relazione al vizio e alla virtù e ciò in ottica di un giudizio che salva e un giudizio che non salva e per ricostruire questa angolatura forse occorrono ulteriori fattori determinanti e a volte non determinabili. Fatto sta che nella spendita del denaro può esservi una forma della riparazione che rende complessa una via e di solito una via conduce ad un luogo che sia anche un incrocio ovvero diviene una valutazione del soggetto e del luogo che spende denaro in funzione del vizio e della virtù secondo una dinamica della conoscenza e della non ignoranza ed un fatto od atto della persona che spende o acquista la cui remissione del fatto e dell’atto è fondata sulla misericordia ma comunque sul giudizio ed anche sulla ambivalenza del denaro. Il ritorno alla istintualità favorisce a volte il solo dominio della conservazione e qui domina l’avidità e la superbia che diventano funzionali ad una data situazione-immagine od essere sulla base della equiparazione essere-istinto-bestialità mentre nello stesso tempo si diviene come titolari di obblighi e diritti di servitù che sono simili alla cura ma ad una cura che istintualmente si limita e delimita e ritorna alla tutela della famiglia e che relazionalmente dipende dall’esito del giudizio e dei giudizi , fattori che muovono secondo una dinamica che può esssere paradossalmente chiamata del deus ist machina ovvero fino ad una dinamica della assenza di libertà dovuta alla scelta del denaro come luogo e come oggetto che sono due cose differenti che riguardano il soggetto, il dominio e il gruppo. Ma la cura riguarda anche altro ovvero in questo caso la riparazione e la sua assenza o carenza cui si lega il giudizio e il suo esito ma solo in ottica temporale.
Domenico Petrilli 09-03-1974