Pubblicità

L’immagine evocativa e la immagine non evocativa come forma dell’amorfo ideativo.

Un immagine è solitamente evocativa ma la evocazione stimolata dalla immagine segue il determinismo della immagine stessa oltre che della logica associativa e nominativa ovvero determina ed è determinata. Ciò fa parte della categoria dell’immagine del santo ovvero la immagine di se come santi conduce ad un dato numero di attivanti come la stessa immagine di sè come rispettosi dei comandamenti divini ovvero dell’essere ad immagine e ciò è molto importante considerata l’evanescenza della immagine maggiore di quella della parola ma vi è una certa autonomia evocativa nel santo che è esclusa nel rispetto dei comandamenti dal santo stesso ovvero ivi vi è una rigidità maggiore o minore nella evocazione che si ottiene escludendo ed includendo anche le determinanti ambientali che portano ad una differenziazione di una immagine stabile e una ambivalente e instabile e che portano alla classificazione di una topica della immagine come via dell’interno e dell’esterno del soggetto coincidente con la sua stabilità e instabilità a volte, fattori che sono importanti anche nell’automatismo dell’amorfo ideativo il cui massimo coincidere è quello della lucidità e della follia, ovvero di entrampi come esemplificativi della onnipotenza divina. Vi è dunque andando avanti una doppia immagine rappresentata dalla immagine materiale e dalla immagine di sè come frutto del proprio intendimento ma non solo e secondo una associazione che tende a scindersi e non scindersi ed in tale scissione dalla immagine materiale e dalla immagine di sè ritroviamo una via ovvero una topica della immagine anche come la pietrificazione descritta nell’articolo precedente ed a volte di difficile orientamento che tende e sembra accomunare la follia anche come un dono concesso visibilmente nei limiti del rispetto della parola e della lucidità verbale o logica oltre che immaginativa dove la immaginativa è correllativa alla logica e sembra orientarsi in apparenza sul versante della follia e dove la immaginativa si colloca ad altro livello superiore a quello esclusivamente logico. La immagine di sè è evocativa anche delle proprie intenzioni e ciò anche nei termini differenti del porsi emotivo, oggettivo e soggettivo, intenzioni che solitamente possono divenire logiche ed immaginative, ovvero scritte od esplicite e tradiscono una via che orienta e una via che disorienta. Dunque tale è la topica della immagine e della logica quale topica delle intenzioni che un uomo sceglie onde perseguire nel bene attraverso la presa di atto del vizio e della virtù come esistenti ovvero ed ancora esistenzialismo del vizio e della virtù anche come emotività o emozionalità rispetto cui il generale è rappresentato ancora dalla via del bene e dalla via del male, ovvero dalla topica, dal luogo e per tale via dunque anche dalla sua immagine come topica stessa secondo un orientamento che ci viene presentato a volte come confliggente e non e si suppone sia cosi con esclusione o inclusione della condanna divina ovvero riprendendo il prima la equazione bene e male e vizio e virtù sono simili e diverse perchè l’una è generale e l’altra particolare ovvero soppesabile anche emozionalmente attraverso la topica della immagine che cosi svolge il suo ruolo e la logica ma immaginativa intese dunque quasi come un crocevia. Arriviamo dunque alla scissione tra immagine e parola, ovvero alla visione e al razionalismo socratico. .In termini di emozionalità si presentano una pluralità di immagini di sè ed anche di pensieri che nel linguaggio della follia possono chiamarsi pensieri negativi e pensieri positivi, pensieri continenti e pensieri incontinenti e ciò nella larghezza del termine pensiero ovvero nella distinzione del Sè dal non Sè secondo una relazione che può essere anche idealistica ovvero sofistica ma differente dalla suddivisione razionalismo o parola e linguaggio ed immagine ivi compresa la sua logica. In tale modo nella prospettiva di colui che si dichiara o è solitario e che vive strettamente a contatto con le immagini di sè anche come vanità. samsara e nirvana ovvero soprattutto come io singolo e nello stesso tempo come io relazionale si mescola nell’aspetto relazionale ma anche di organon ovvero di organismo composto da diversi organi e dalla loro immagine nella parola di colui che si dichiara o è solitario si pone la suddivisione della immagine con la parola in modo paradossalmente meno o più folle secondo giudizio che va sottolineato deriva da una introiezione a parole coincidente con il nesso comune che non giunge fino alla immagine di sè o di altro sia in quanto evocativa di una scelta legata o meno alla parola e alla sua implicazione o esplicitazione sia perchè può implicare senza risultato la rinuncia alla conseguente rappresentazione di sè come pluralità di immagini, che sono una immagine della vanità e che possono anche essere conseguenti ad una unità di immagine od ad una dualità fondativa e fondamentale di soggetto e immagine o possono essere legate ad una pluralità di immagini ma fondamentale essendovi in tale ultimo caso un continuum temporale che differenzia tale terzo stato dai precedenti due e che richiama la sintesi ed anche la analisi nel prima e nel poi secondo prassia e secondo ideazione e dunque secondo via che può essere legata alla parola o alla immagine secondo una diversità che richiama la demarcazione follia- non follia e ciò rappresenta la verità e la veridicizzazione dell’immagine del santo come stato, come raggiungimento e verità e dunque non come simulacro. Immagini, sintesi ed analisi si collocano nell’ideativo in genere ma non solo ovviamente ovvero diverso è l’iter dell’immagine quale non evocativa e evocativa, come visione evocativa e non evocativa, come contrapposta e simile alla fondativa e alla fondamentale che riguarda la dialettica del bene e del male, del 6 e del 9 come multipli differenti dall’1, dal 3 e dal 7, e discorso in relazione alla immagine del santo racchiusa come parola nella vanità fino all’ateismo della materia secondo Friedrich Nietzsche e dunque alla divisione e alla Jeena ovvero attraverso l’immagine non evocativa si arriva ad una vicinanza alla immagine quale forma dell’amorfo ideativo o volenti o nolenti nella superiorità e nello stesso tempo nella vanità della parola e della ideazione e ciò alla non evocazione ma della parola e non della immagine rispetto cui si pone il concetto della emersione della immagine forse dall’inconscio, dipende se collettivo o personale, ed ammettendo il collettivo si deve ammettere un immagine del santo differente da quella descritta da Friedrich Nietzsche. Tale immagine non evocativa si lega in quanto non evocativa anche al male e alla sua reiterazione, ovvero la reiterazione del male anche se non porta ad un annullamento della volizione e della intenzione conduce come conseguenza di un agito che si ripercuote anche su se stessi fino alla non evocazione ovvero alla evocazione di una sola immagine che è come la pietra che fa rotolare Sisifo, identica, anche se l’aggettivo identica indica una estensione della dialettica di bene e male e dico ciò fino all’amorfo materiale oltre che a quello ideativo presentandosi forse i due come congiunti nella dialettica ed anche no ed anche nella contrapposizione della parola savia e della parola stolta o automatica ovvero ponendosi la immagine non evocativa come una via che si apre dopo il fattore ideativo o ideazionale ovvero potendosi realisticamente le due tipologie di amorfo ideativo e materiale essere parallele ed autonome come configurazione di una vita come pena e di una materialità come cella ed anche qui siamo di fronte ad una dualità del bene e del male ma anche come Nietzsche intuì di materia e di spirito fino alle intuizioni di Cartesio. L’amorfo materiale, ossia la impossibilità della azione o la sua possibilità anche come illusione, rappresentano come una cella che riguarda in particolari casi l’autismo e la sua evoluzione, ovvero le possibilità dell’autismo sono date da una ripetitività circolare che segna la particolarità del girotondo dell’autistico cui si relaziona il rifiuto della parola e con esso della emozione ma in quanto richiamata dalla parola ovvero un maggiore contatto con il sè emotivo anche quale forma acquisitiva della immagine, del suo bene, del suo male, e del giudizio in relazione duale di soggetto e immagine e di soggetto, immagine e Padre ma a livello teologico secondo una strutturazione che può dipendere dalla evoluzione, dall’inconscio collettivo in termini junghiani e dall’atavismo descritto in Totem e Tabù quale risposta retta di Freud o da fattori ambientali comunque atavici e collettivi e tale ripetitività circolare che insegnano inconsciamente ovvero nello specifico quella dell’autistico già simboleggia il girare tipico dei gironi infernali come raccontati dalla letteratura e secondo leggi della possibilità. Tale ripetitività dell’atto che ricorre anche e positivamente o maggiormente positivamente nelle ossessioni non è facilmente spiegabile se non relata specie nell’autistico ad una paura della cella stessa e tenendo presente la dinamica del transfert del controtrasfert e dell’acting out come incidenti sul desiderio dell’amorfo ovvero sul desiderio nichilistico. L’acting out richiede uno spazio di riconoscimento, è una richiesta di spazio rispetto ad una cella a un non essere ovvero richiede sia una spazialità sia una relazione reiterata o nuova a bene e male ed è anche un tentativo interiore di sfuggire a quella che chiamo dinamica della cella. Dunque in questo capitolo abbiamo analizzato la ripercussione dell’immagine in quanto esclusivamente ideativa o meno quale criterio di analisi e dell’azione anche in quanto evocativa della idea del movimento in forma esperenziale e ciò involge il problema di orientamento autistico a livello organico e ideativo e la reiterazione degli aspetti reiterativi ed automatici sulla base di legami ideazionali, riparativi, o meno e dunque sottoposti a giudizio teologico della follia.333333333333333333333333333333333333333333333333333333 L’immagine in quanto non evocativa o evocativa si lega ad un ulteriore grado dell’amorfo ovvero un grado che indica una differenza tra immagine e parola, ovvero fattispecie che riguardando un immagine può riguardare un reale o un non reale e ciò in merito al visionario, al santo e al profeta visionario o meno e che può indicare un criterio di valutazione che riguarda maggiormente la perdita della via e del senno, ovvero come positivi e come negativi ed è una fattispecie che si conchiude circolarmente nella prassia e nella sola ideazione come nella loro relazione e in tale ultimo caso in un numero di possibilità di scelte che depaupera la scelta stessa nell’uomo, ovvero che risolve il problema della libertà in un illusione, in un Narciso, in un invano e tale è la via anche ma non solo dell’amorfo ideativo ovvero tale è anche una via differente dal solipsismo , una via che conduce ad una formazione di immagini in quanto non evocative perchè non associate e facenti parte di un amorfo ideativo coincidente con la catatonia ma anche con l’amorfo materiale di difficile rappresentazione o ideazione o concezione e come conseguenza della relazione idea e situazione o ambiente materiale, ed ancora ambiente materiale e immagine e finta immagine, ovvero con una prima forma o non forma della cella dell’amorfo ideativo che anticipa l’immaginativo si anticipa necessariamente ciò che conduce all’amorfo con forma o senza forma quale cella in cui il con e senza indica una collateralità, un passaggio, un grado difronte ad una reiterazione o non reiterazione in funzione di giudizio divino. In malattie come l’autismo e come la Alzheimer notiamo un alterazione della immagine in quanto evocativa e non sappiamo del determinismo l’una nel caso dell’autismo legata anche alla prassia e poi anche all’orientamento in senso generale e nell’altro caso quello dell’Alzheimer in quanto non rinuncia alla immagine in positivo o in negativo e ciò fino alla catatonia in cui la immagine cessa per questo di essere evocativa ovvero anche per iniziativa personale e ambientale legata solitamente al trauma e alla età come dunque tipicamente collocabile dal punto di vista cronologico come tempo ed escludendo con ciò la demenza senile come patologia che conduce ad una sorta di parallelo utile e falso tra amorfo ideativo e amorfo materiale nella loro dialettica e nel loro carattere neutro, fattori e parole che ripetono la ideologia del materialismo dialettico e fattori che possono essere ricercati ed usati come condizione e possibilità di cura o della età o della patologia . Ciò incide sul transfert in particolare motivo per cui il transfert diventa essenziale alla classificazione della insorgenza della patologia stessa. Le parole qui sostenute in quanto dunque relative anche alla immagine non evocativa anche come eventuale immagine del santo ma anche immagine della follia riguardano dal punto di vista religioso un dono o una pena, una cella o un isolamento per il santo come per il male allo stesso tempo, ovvero bene e male culminano entrambi nel concetto di cella che richiama la ape e il suo laborio e trasmutando la difficoltà di esplicitazione nella ulteriore difficoltà intepretativa come rete che culmina nella metafora della pietra angolare come dialettica delle celle senza una eccessiva classificazione , ovvero ancora essendovi un opposto ed una summa divisio anche nella immagine quale non evocativa che riguarda anche l’impatto sociale e la finalità della patologia o meno, riguardando ciò anche la conoscenza di ciò che si determina nel caso della perdita della via ovvero nell’essere e nel non essere, tale ultimo come nichilismo e concetto possibile di cella e ciò è affermato di necessità talune volte con maggiore,talune alte con minore precisione. Sembra vi sia una progressione nella patologia,e parlo anche dell’Alzheimer, ed un suo costante peso legata alla devoluzione della vita e della morte a dati principi che fanno parte sia del bene che del male e che porta ad una riconsiderazione della demenza senile in ottica di naturalezza e naturalità che esclude la dialettica della follia anche qui come opera e come fattualità che il vecchio o l’avanzato in età consegna in remunerazione ed enumerazione e dunque da tale punto di vista differente dall’Alzheimer e dalla schizofrenia in cui il giudizio di patologia e la patologia stessa può essere legata al bene e al male con maggiore sicurezza rispetto allo specchio simile al Narciso e alla confessione di sè stessi con un nulla o con un ipotizzato, fattore assoluto la cui esplicitazione esclude l’intervento umano e si riserva la sola statuizione divina onde apprendere che la perdita della via è una funzione o una capacità che può essere messa al servizio del bene e del male parallela al concetto di cella ovvero di un bilanciamento dovuto a fattori sovraumani che escludono ogni sorta di giudizio pretenziosamente religioso sulla patologia stesso escludendo gli scripta manent. Con ciò abbiamo esaminato la follia da un punto di vista umano, storico-umano e da un punto di vista religioso.

Domenico Petrilli 09-03-1974