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I messaggi subliminali e la funzione di specchio della televisione.

Il modo in cui un messaggio subliminale si forma è particolare ovvero può essere visivo e logico ovvero logico attraverso il visivo e visivo attraverso il logico e dunque entrambi come differenti forme di fissazione ovvero uno ambivalente e l’altro no anche se entrambi inconsci come significato stesso di messaggio subliminale ovvero dovendo parlare anche di un loro essere apparentemente inconscio perchè la strutturazione inconscia parte soprattutto da una ricostruzione apparentemente conscia che struttura gli aspetti e i punti inconsci e si tratta di una interazione dunque indotta di conscio e inconscio. Il logico attraverso il visivo e il visivo attraverso il logico spesso interagiscono in quella che è la costruzione del messaggio subliminale, la sua persistenza come forma di fissazione. Il primo aspetto, la relazione dell’aspetto logico con il visivo a tutti gli effetti sembra maggiormente duraturo e ambivalente ma ambivalente anche in quanto passibile di una possibile, eventuale e falsa scelta che si colloca nella illusione del campo soggetto-oggetto-soggetto ovvero nel campo relazionale ad un livello ideale o ideativo fino al livello decisionale di attivazione e ciò anche nel campo oggettuale e dunque nel primo caso nel mondo dello scambio quale relazione e dunque del vizio e della virtù mentre il secondo aspetto ovvero quella della relazione dell’aspetto visivo attraverso il logico si avvicina al ricordo ed ad una incidenza posticipata che può rifarsi alla logica come forma di impressione mnemonica ma ad una logica avente un sembiante e che può mutare sembiante nello stesso tempo in modo sempre predeterminato e ciò rende ambivalente ma utile il visivo attraverso il logico rispetto ad una interazione del logico attraverso il visivo che stabilizza il sembiante del visivo con il ricorso in entrambi i casi a forme di condizionamento in relazione o meno. Ciò crea la parvenza della libertà che si pone al livello del non sapere tale incidenza e che è un aspetto particolare dei messaggi subliminali rispetto il loro non riconoscimento e la loro negazione, soprattutto per quanto riguarda il posizionamento inconscio, ma la prima meccanica creata dai messaggi subliminali non eliminabili è quella della esacerbazione del vizio spesso attraverso la attrattiva e la lusinga e attraverso la mediazione della televisione che richiama sempre una relazione tra gestore della televisione, ovvero gestori del film e usufruenti e sceglienti l’angolo di una visuale offerta dal teleschermo fino alla definizione della televisione come specchio di sè e dei propri desidere e la stessa è così una forma della confessione. In ulteriore si afferma il dio denaro richiamato in alcune encicliche rimandando al precedente articolo sul denaro come oggetto e oggettificazione e soprattutto scambio, relazione ed esercizio di un potere che non è un effettivo potere ma che diviene un mezzo di separazione e di divaricazione tra la figura immediata del lavoratore o dell’attore solitamente ricco che cela altro come asservimento al denaro e alla persona che detiene il denaro o come non asservimento al denaro ovvero sottomissione e soggiogazione da parte dei fruenti il fruibile che è la pellicola come distrazione e panacea e che diviene la testimonianza del modo soggiogante del messaggio subliminale come anche del denaro come soggiogante ed attivante . La dinamica dunque si svolge ad un livello che esorbita il messaggio subliminale stesso e riguarda la introduzione del subliminale nel sociale che diviene gestibile o meno e la utilizzazione del subliminale ovvero una meccanica che si colloca tra vizio e virtù come un ulteriore alterco tra soggetto ed oggetto di fruizione che può il denaro ma nella maggioranza dei casi il mezzo mediatico televisivo. Ma vi è altro la televisione come accennato è uno specchio di noi stessi con noi stessi formato con la partecipazione di terzi, passivi, esclusi ed inclusi nella narrazione e sulla passività della relazione ovvero sulla sottoposizione e sul dominio nell’ambito di uno specchio con noi stessi che è come la violazione della confessione di se e delle proprie intenzioni ivi compresa la manipolazione di tali aspetti di confessione e di intenzione e dunque di scelta da parte del non noto, del non più fissato in pellicola e che comunque può variare attraverso l’impercettibilità della manipolazione che diviene una forma della profanazione e della sottomissione. Per quanto orientata dalla ricostruzione del fonogramma, come dicevasi un tempo, e ciò da parte di terzi il problema non è dialogico ma di sottoposizione e sottomissione ad un messaggio che dischiude potere e non potere ovvero potere e seguace ma ciò avviene anche in altri modi tenendo anche presente la negazione della parola e la affermazione della immagine al posto della parola come preminente in tale caso o il loro uso combinato a detrimento e non a detrimento della parola, il che provoca una scissione ma anche una formazione sofistica e tecnologica della parola che diviene una parola per gli stolti e dico ciò con rispetto sia della immagine che della parola tenendo presente che la immagine o è reale o è fittizia e riprodotta ma è difficile distinguere una immagine riprodotta e reale molto spesso e ciò rimanda, riprendendo quanto detto sopra, ad una dinamica di specchio che per quanto critica può divenire acritica ovvero di totale sottomissione ed a questo duplice livello agisce il messaggio subliminale tra la capacità critica ed anche di contrasto e la sua assenza ma anche la sua presenza ed assenza contemporaneamente quando ad esempio il fonogramma secondo spirito comune non è apparentemente sottoponibile a critica ovvero è sottoponibile a critica parzialmente e tenendo presente in tale non sottoposizione a critica il fattore inclusione-esclusione dal sociale e follia.Tale assenza di critica che indica una relazione di fruitore o sottomesso in questo caso alla televisione e tale funzione di specchio che può riguardare una forma di confessione facilita anche una identificazione manipolabile ad ulteriori valori che possono anche essere salvifici a livello generale oppure potremmo dire nel vero che il soggetto si identifica o compartecipa dell’espressione del fonogramma a tal punto che questo diviene agente sulla formazione della persona stessa, quale automa, stabilendo un orientamento stabile o temporaneo, che dipende dal soggetto stesso e dalla sua capacità critica che riguarda anche la capacità di opporsi all’incidenza degli automatismi o esacerbazioni dei messaggi subliminali e questi sono dunque fattori che dipendono dalla categoria che si può ravvisare in una evidenza che segna una assenza di critica o una compartecipazione relazionale e sociale, globale o nazionale rispetto ad effetti immediati e temporanei che dipendono dall’orientamento che si assume a seguito della sottoposizione e dell’allontanamento dal mezzo mediatico. La funzione di specchio della televisione quant anche forma ed oggetto della confessione personale richiama anche la passività del soggetto a livello psicologico e la sua confessione o anche il suo affidarsi alla madre come oggetto passivo,e richiama ancora la sua verità e la sua intenzione che vengono allo stesso tempo plasmate nonostante possano esservi opposizioni o contrasti ovvero la funzione mediatica è come la sottoposizione al denaro come apice escludente che edifica il divenire del denaro anche quale oggetto ,un simulacro, o un segno del divenire dell’uomo dove occorre distinguere la funzionalità del denaro e la sua assolutizzazione e in ciò si giunge al consumismo che è un aspetto della paradossale abbondanza del denaro e ,che sono due evidenze diverse, del soggetto stesso che si sottopone dunque come confessante anche al denaro e al consumismo anche prodotto dalla pellicola in senso idealistico. Ciò può divenire una accezione del polo perituro-imperituro, ovvero in ciò la televisione richiama aspetti pulsionali della pulsione di morte e della corrispettiva pulsione di vita o conservazione nella dialettica attivo e passivo e questi sono propri sia della relazione soggetto-fonogramma sia del solo aspetto di passività o di svago presenti nella visione dello schermo in cui lo svago rimanda una facilitazione del rinvio e della pulsione di vita ma e dunque la televisione richiama anche aspetti narcisistici come inganno, come illusione, come visione, e come tentazione che non sono evidenti e che possono essere susseguenti ad una identificazione eccessiva o con un comportamento o con un giudizio che diviene o può divenire relazionale-narcisistico come scelta di comportamento ed incidente sull’orientamento del soggetto dunque anche a livello narcisistico . Tale identificazione coincide e non con una passività che diviene manipolabile rispetto alla passività del messaggio nascosto sempre subliminale che ne esalta la impercettibilità a livello di pulsione di morte sottomissione e narcisismo come attività e reattività. Dunque ci troviamo anche rispetto ad una incidenza sulla dinamica di attivo e passivo e dunque anche di fronte ad una incidenza sulla ambivalenza e sull’eros da cui le evoluzioni sociali divengono parzialmente controllate o determinate al di là degli aspetti volitivi e sottoposte ad evoluzione temporale nella dialettica sottomesso- collaborativo, fattori che determinano molto spesso la condanna non solo della televisione ma dello stesso fonogramma che paradossalmente grazie anche allo sviluppo della tecnologia diviene fruibile in qualunque momento introducendo il passaggio alla falsa libertà che abbiamo analizzato parzialmente sopra. Agendo sulla dinamica di attivo e passivo si giunge anche ad un ulteriore modalità della passività del messaggio subliminale e della sua attività che è già evidente nella ipnosi e che da funzionale o parzialmente funzionale quale strumento e da meccanico e costruito diviene effetto di condizionamento sociale ovvero di incidenza sul soggetto anche attraverso la continuità nel caso del film ovvero diviene cosi strutturale con un depauperamento della capacità soggettiva e con una circolazione della parola savia o della parola stolta secondo una equiparazione e non alla parola savia e alla parola stolta, secondo una facilitazione incidente sul desiderio propria della parola stolta o della parola apparentemente e realmente sana ovvero secondo una falsificazione ed il che diviene come una forma del controllo della massa che deve rapportarsi anche alla religione e a quanto in scritti sacri previsto.

Domenico Petrilli 09-03-1974