
Molti considerano lo specchio come anche specchio dell’acqua e ciò in relazione al narcisismo ma spesso ciò non viene considerato in relazione alla confessione di se con se stessi che investe il problema della violazione e del silenzio ovvero della difficoltà del silenzio. Analizzare questo aspetto investe problemi di violazione e sua assenza e problemi di concessione della possibilità della compartecipazione. Ovvero occorre immaginare l’ideale e l’ideativo come un luogo , come uno spazio dove avviene la confessione ad uno specchio che è anche lo specchio dell’altro o la sua presenza intesa come presenza soggettiva ed oggettiva, che a un livello del quale parliamo ovvero di idealismo investe la relazione della santità con la follia quale perdita della via. Per quanto la confessione rappresenti un sacramento della Chiesa non possiamo evitare o lo possiamo evitare in dati eventi o dati stati la confessione a noi stessi o come colpa o come sua assenza o come vizio o come virtù o come bene o come male confessione a noi stessi che riguarda sempre un altro o qualcun altro e si tratta anche di parametri della confessione e del giudizio su essa differenti riguardanti soprattutto una scissione di bene e male che postula nella normalità logica una unificazione ovvero una direzione. Propendo per una suddivisione teologica di Bibbia e Nuovo Testamento e i Misteri Eleusini parlano di un Cristo in catene proprio per via di un sottostare di Cristo a Dio ovvero secondo altra impostazione un Cristo che non può evitare la punizione in generale e in particolare e la catena può essere una metafora dello specchio della confessione legato a Dio e alla sua presenza ovvero parte della catena può essere questo di cui abbiamo parlato ovvero la catena può rappresentare questo e se lo escludiamo è perchè sembra eccessiva una tale equiparazione rispetto al suo opposto ovvero la violazione, la sua competenza ed altro, comunque un Cristo in catene forse proprio per via del Giudizio e ciò vale per la confessione di sè allo specchio che è simile al morire o disintegrarsi del Narciso perchè l’uomo deve considerarsi come un complesso di io che esrpimono l’io stesso e un Narciso inteso come massima espressione storica della vanità che rappresenta un vizio ma anche un espressione di se stessi e degli aspetti che incoraggiano il mantenimento della propria personalità lungo la via delle buone intenzioni ma anche della contemplazione, ovvero per il medio della contemplazione lungo la via del vizio e della virtù dato che la contemplazione comprende anche la analisi del vizio e della virtù. Dunque il Narciso indica lo svanire di se stessi nell’eccessivo compiacimento di sè tenendo presente che tale compiacimento può essere positivo o meno ma comunque ci viene indicato come non positivo per via della concezione della vita come dono , fino all morire per tale compiacimento stesso ma senza accorgersene, il che riguarda altro ovvero lo stagno, il riflesso e ciò che da tale riflesso consegue come fosse una punizione quel riflesso conseguenza del riflettere tenendo presente che anche i raggi del sole si riflettono sull’acqua in genere ovvero tale compiacimento o non compiacimento ma il Narciso indica il compiacimento avviene secondo i caratteri della persona o secondo una assenza di conoscenza del proprio errare, secondo una buona intenzione, un ignorare e un volere ignorare, secondo una buona intenzione che avverrà ma che in realtà non avviene, secondo un non sapere di sè e secondo un amare il proprio se stesso come lo stesso e identico se stesso al di là del tempo quasi come in una cella del sè ovvero in modo simile e differente allo specchio della confessione di cui abbiamo parlato altrove e tale amare se stesso esprime un contrasto. Il Narciso indica lo svanire dunque di se stessi come vizio e come virtù forse ovvero in un compiacimento a volte senza analisi e questo rappresenta il vizio al massimo livello della vanità come concetto ovvero in tal caso un senza analisi frutto comunque del vizio, in un compiacimento che avviene anche a prescindere dalla realtà e in tal caso indicativo della follia. Perciò il narcisismo apre alla patologia della follia. Lo specchio che comunque prospetto non è uno specchio semplicemente e materialmente ma un guardarsi dentro e un chiedere di essere guardati , o un compartecipare che non viene preteso nè ecceduto come nel caso della ricerca di Dio nella solitudine che richiama il proprio io, il proprio riflesso, il proprio specchiarsi a prescindere di Dio dato il comandamento del non nominare simile al chiedere e petulare e per questo nello stesso tempo un essere guardati dallo specchio proprio e da altro, come riflettere un qualcosa di se, sia che sia ideativo che materiale, e ciò anche secondo Hegel, , ovvero idealisticamente nella dialettica degli io immaginari che secondo Freud sono un coacervo di io genetici ed è per tale via che Freud si ricongiunge a Jung ovvero si tratta di un discorso si ideale ma forse anche materiale nella scissione tra il dire e il fare, tra la buona intenzione e l’attuarla, ovvero secondo un discorso complesso del medio della attuazione nella sua scissione dalla contemplazione che non sempre è espressione del concedersi al vizio. Il discorso dello specchio di Narciso e dello specchio come confessione va scisso ed esorbita molto quanto intendevo comunicare da un punto di vista ideologico ovvero secondo la logica delle idee ma trattasi anche forse non di una misura ma di una forma della misura la quale se necessaria e utile interviene a determinare date condizioni della solitudine e della necessità. La relazione dello specchio all’amorfo invece riguarda la disintegrazione dell’io ovvero o per vanità o buona intenzione o contemplazione, ma contemplazione del vizio e della virtù secondo una analisi che pertiene ai santi e soprattutto a Sant Agostino da Ippona dato che tra vanità e contemplazione corre un filo sottile, una via angusta e una scelta disperata o meno esistenzialmente ovvero tra vanità come peccato e Narciso come peccatore e punito da se stesso il che riguarda un altra dinamica e la contemplazione vi è una differenza e una coincidenza non sempre come peccato e tale relazione dello specchio all’amorfo avviene secondo una misura che esorbita le leggi materiali e forse riguarda le leggi spirituali ovvero le materiali secondo il Narciso e il narcisismo come lucidità e come follia e le spirituali dal punto di vista dello specchio della confessione o meglio del giudizio ed inoltre come intuibile riguarda la relazione dello specchio all’amorfo materiale considerando che il concetto del Narciso investe l’assenza di azione ovvero una forma possibile della cella quasi sempre ma anche la credenza nella propria perfezione utile e disutile e Nietzsche ci parla anche della immagine del Santo, credenza della propria perfezione che può avvenire in una forma sottile e di illusione,di lucidità della follia ovvero rappresenta essa stessa il massimo di quella che è una forma di cella legata tra l’altro al libero arbitrio e non ma sicuramente al sapere di sè ma con la distinzione di sapere retto e sapere fasullo che invoca quasi una ignoranza simile alla buona intenzione ovvero che ci porta in un campo illusorio e di idealismo sotto molteplici punti di vista, perchè l’idealismo è fatto di illusioni e chimere e che noi poniamo nelle mediazioni di buona intenzione, attuazione e amorfo ideale in relazione all’ amorfo materiale, in cui il Narciso è un prodromo al passaggio all’amorfo materiale ovvero ne rappresenta quasi un regno antistante. In realtà ciò che consideriamo riguarda la cella eterna da un punto di vista del bene e del male, la cella eterna però come classificazione presente in Apocalisse e non in Giudizio ma che comunque riguarda anche una relazione della follia con la lucidità mentale proprio in tale dinamica della cella eterna la cui decisione non spetta a quanto descritto in Apocalisse realisticamente ma a quanto prevede il Giudizio. Lo specchio funge inoltre da autoesame e giudizio di se, che rimane sempre narcisistico, idealistico e forse illusorio se non relazionale e realmente o illusoriamente relazione, oltre che anche funge da esaminazione materiale propria dello specchio nella reazione, come esserci dello specchio ed esserci di se stessi , come essere lo specchio una condanna o un angolo della nostra riflessione su noi e descrivendoci impropriamente potrebbe anche essere metaforicamente come se le colline e il circostante in genere avessero occhi secondo una costruzione non tanto astrusa presentata anche da Schopenauer che attribuiva alla materia una voluntas e una noluntas. Ciò anche rende possibile come procedere logico l’intendere i passaggi da amorfo ideativo a amorfo materiale in modo progressivo da ravvisarsi nei principi di soggettività della colpa e reiterazione della stessa anche quali visti ed esaminati e che vanno uniti a questa concezione della confessione come specchio o specularità con ciò investendo problemi materni e erogeni e paterni oltre che di autoerotismo come forme particolari del vizio. Tale dinamica reca seco la idea di una frantumazione nella frantumazione ovvero una frantumazione collettiva degli io e dunque un girone ragionandoin modo religioso o un girare attorno a date cose o persone. Dunque il primo termine di tale costrutto postula aspetti distruttivi propri del narcisismo quale patologia e il secondo aspetti costruttivi ma non costruttivi soggettivamente ma oggettivamente secondo una concezione anche eventualmente infernale della società e del circostante e secondo anche la media e la misura dell’orientamento delle persone che tendono o al bene o al male tenendo presente che secondo esegesi biblica Dio è premio e punizione e entro credo dei limiti possibilità di riparazione , ovvero misericordia ma nulla sappiamo della temporalità di tali avvenimenti. Vi sono diverse fasi dello specchio quale forma materiale del riconoscimento di sè nello specchio o come confessione ideale o ideologica e dunque a livello di idealismo e di materialismo come forma ,come propria forma, secondo una logica che è quella che è chiamata derealizzazione nella visione della propria forma che non ha una connotazione esclusivamente patologica ma anche interiore e che esprime una forma della convergenza di vari principi tra i quali acquista la importanza il non violare l’atto del confessare e la violazione concessa di tale atto nel rispecchiamento di se stessi in se stessi secondo una dinamica di un terzo che mantiene una sua incognita di essere e di vedere. Dunque tale fase è un preludio ad una eventuale disintegrazione narcisistica di sè allo specchio,a un mostrarsi di sè non all’altro ma a se stessi che ha dei noti gradi come misura anche reattiva ovvero come misura e reazione della misura come reale e come non reale, ovvero un essere esposti, violati, secondo una concessione concessa o un non esservi della stessa che equivale alla profanazione. Ciò rientra nel concetto anche di mediazione della mediazione. Questa illusione potenziale dello specchio come forma di illusione che agisce dall’io ed è rilevata dallo specchio riguarda in particolare l’autoerotismo , la fase autoerogena ma in relazione allo specchio che non è uno specchio qualunque . Lo specchio quale forma della confessione rappresenta una scelta introiettata o autointroiettata, ideale ed immaginitiva, che può essere sentita o espressa in forma dell’essere visti e dunque come intrusione ed eventuale patologia come sua assenza o come sua giustificazione ma lo specchio concettualmente esprime la confessione a se stessi come forma che confessa e come idea che rappresenta la confessione, dunque come esistere in relazione alla idea e alla forma secondo un giudizio che riguarda la Legge del Padre. Ciò deve essere messo in relazione al concetto di disintegrazione narcisistica che può essere voluta o meno, disintegrazione narcisistica sempre dell’io ovvero come una forma dell’essere vano dell’io come suo carattere, come suo limite , ed anche come sua finitezza, una forma di un tentativo di sottrarsi alla visione di se stessi a prescindere dagli altri o in confronto degli altri che è patologica e che esprime un atto mediato di comunicazione anche gestuale e nel caso può parlarsi anche di materialismo dialettico o immaginativo. La confessione a se stessi può riguardare una violazione e non una intrusione o una intrusione e una violazione che avviene sempre dinanzi ad una qualche forma di specchio o ideologico o materiale e ciò si lega al discorso del passaggio dall’amorfo ideativo all’amorfo materiale e viceversa di cui non discutiamo ma cui accenniamo. L’intrusione deve essere esaminata in base alle idee di logica e kabala ovvero non come espressione numerica ma anche come espressione numerica. Lo specchio come specchio anche del nostro movimento incide su di noi sotto svariati punti di vista. Lo specchio di sè stessi con se stessi non può essere eliminato e se eliminato passa da consapevole e inconsapevole. E tale passaggio rende la idea di perchè molti non si avvedano della esistenza dello specchio quale narrata ed esemplificata da Narciso ma spiega anche perchè molti fuggano dalla conoscenza di se stessi.
Domenico Petrilli 09/03/74